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C'è “responsabilità personale” in una storia d'amore asimmetrica?

Autore: Elena Sassi
Testata: Critica letteraria
Data: 26 settembre 2018
URL: https://www.criticaletteraria.org/2018/09/andersson-senza-responsabilita-personale.html

Ester Nilsson è la protagonista di Senza responsabilità personale, la stessa di Sottomissione Volontaria, che si butta in una nuova avventura, dopo la conclusione infelice della sua precedente esperienza amorosa. Ester questa volta si innamora di un attore Olof Sten, un uomo che sin da subito dichiara di essere felicemente sposato e di non voler lasciare la moglie, quindi, almeno apparentemente, “onesto”. Tuttavia Ester cerca di convincerlo a costruire un rapporto duraturo, accettando e non vedendo o meglio, nascondendo a sé stessa, quale potrebbe essere l’epilogo di questa frequentazione. Olof ha una moglie, Emma, medico, che pur avendo un ruolo marginale nella prima parte del romanzo, diventa poi una figura che consente, nel finale, di ragionare anche sul ruolo di una moglie tradita, soprattutto quando a farlo è un uomo che, all’apparenza, sembra rispettare impegni, doveri e piaceri del marito quasi perfetto. La storia, tra vari intermezzi, momenti felici e lunghe attese, dura tre anni e mezzo, fino alla scelta di Ester, nel finale, che porta tutta la vicenda verso una svolta decisiva e imprevedibile. La trama è semplice, Ester fa vivere al lettore i momenti, i messaggi, le attese, le delusioni legati alla sua storia con l’attore Olof. L’aspetto interessante è determinato dalle riflessioni che, inevitabilmente, il lettore è portato a fare dall’autrice. Il sentimento può offuscare la ragione e portare a non vedere la realtà come si presenta? I silenzi e i messaggi che per Ester sono spiragli verso una vita con Olof potrebbero essere interpretati diversamente? Ester risulta invischiata, risucchiata, come se fosse tra le sabbie mobili, in una relazione che le porta poca gioia e tante domande, si arrovella tra interpretazioni, congetture e proiezioni verso un futuro che non si verificherà mai: «Trascorse tre giorni, tre giorni di poltiglia di neve fuori e depressione» (p. 62).

Numerose sono le chiacchierate e i momenti condivisi tra Ester e Olof, ma tra loro esiste davvero una vicinanza mentale? Quanto Olof è consapevole delle frasi che pronuncia o che scrive? Ester notò l’inciampo tra posso e voglio e poi di nuovo posso. Non era possibile sapere se a predominare fosse posso o voglio. Si sentiva come avvelenata. (p. 73). Ester interpreta e costruisce scenari mentali legati agli atteggiamenti di Olof, innamorata di quella che sarebbe una possibile vita non da amante con lui: Perché non si amano le persone per la loro perfezione, ma per ciò che emanano e con cui ci si vuole fondere. Io l’ho visto capace di qualcosa di diverso da questo, l’ho visto indirizzare il suo amore verso di me, e non credo che lui non sappia chi è o che cosa vuole. Lo sa benissimo. Il resto sono solo pigrizia e pretesti per evitare di decidersi. (p. 132). Con il passare degli anni, però, Ester sembra cominciare a vedere più chiaramente la realtà e soprattutto si fa largo il pensiero che dietro ai messaggi di Olaf ci possa essere solo la condivisione dell’attimo, e che i messaggi che lei interpretava come aperti non avrebbero portato a nessun futuro diverso e «per la prima volta lei perse il rispetto per lui» (p. 258). Questa consapevolezza, lenta e inesorabile mina le certezze costruite e, pur con la sua fragilità, Ester cerca un risarcimento. Davvero senza responsabilità personale si portano avanti e si finiscono relazioni amorose, anche quando sconvolgono l’animo per un lungo periodo di tempo? Fino a quando il bisogno di sentirsi amate porta a vedere la realtà in modo distorto?