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«Vi svelo i segreti del thriller perfetto»

Autore: Riccardo De Palo
Testata: Il Messaggero
Data: 3 ottobre 2018

Michel Bussi è tra gli autori di gialli più popolari in Francia, assieme a Guillaume Musso e Fred Vargas. Una «macchina da best-seller», lo ha definito Le Monde. Ex professore di geografia all'università di Rouen, è nato in Normandia (dove ambienta gran parte dei suoi romanzi), 53 anni fa. «Sono di origine corsa - racconta - ma credo che i miei antenati venissero dall'Italia». Il suo Ninfee nere, originalissimo thriller ambientato a Giverny, il buen retiro di Monet, gli ha fruttato una pioggia di premi, e la traduzione in una trentina di lingue. Da oggi è in libreria La doppia madre, uno dei suoi celebratissimi romanzi noir, appena tradotto dalla casa editrice e/o: un'intricata costruzione piena di suspense, nello stile dell'autore; protagonista è il piccolo Malone, un bambino convinto che la donna che l'accompagna non sia la sua vera mamma; sullo sfondo, efferati omicidi e quattro amici d'infanzia alle prese con la "rapina del secolo". «Tra tutte le traduzioni dei miei libri - dice l'autore - le copertine italiane sono le più belle».

Monsieur Bussi, nel suo romanzo il piccolo protagonista è letteralmente circondato da personaggi femminili.

«Il romanzo si dipana a partire dai ricordi di un bambino molto piccolo, che non sa chi sia sua madre, e perciò ho voluto creare nel romanzo e attorno a Malone, diverse possibili figure materne».

Si è ispirato ad un bambino realmente esistente?

«Assolutamente no. Ma quando ho concepito questo romanzo (nel 2015, ndr), mia figlia aveva tre anni e mi aveva colpito il fatto che lei dimenticasse le nostre vacanze, le cose che facevamo; così mi sono detto: ma guarda, la memoria di un bambino si può cancellare, celando per sempre la verità. Quindi mi sono divertito a immaginare la maternità, esperienza che un uomo, naturalmente, non può conoscere direttamente».

Il tema è molto particolare: come interpretare le storie raccontate dai bambini e come discernere la verità dalla fantasia.

«Ho voluto mescolare un romanzo poliziesco ai racconti per l'infanzia, l'idea mi è parsa molto originale e d'effetto».

Lei è abile nel raccontare tante storie parallele che poi convergono.

«Sì, credo di sì. Ho constatato che, di sovente, il lettore è (come dire?) intelligente: preferisce che la storia sia più complicata possibile, con due o tre avvenimenti paralleli, piuttosto che accontentarsi di una trama troppo semplice, raccontata da un unico punto di vista».

Nel libro, ci sono una rapina a mano armata, un bambino che non riconosce sua madre, e alla fine si scopre che tutto si tiene.

«Sì, mi piace che i miei romanzi siano come delle macchinazioni e che, alla fine, dei fatti che sembravano sovrannaturali si spieghino in maniera precisa. Il pupazzo di Malone ha, sin dall'inizio, un ruolo importante. Tutto è previsto dall'inizio, niente è casuale e, alla fine, c'è sempre una spiegazione».

Lei cita una canzone di Renaud - «il tempo è assassino e porta via con sé le risate dei bambini» - che ritorna spesso, al punto che l'ha scelta come titolo di un altro suo libro, "Tempo assassino".

«È vero, quando Malone passeggia con sua mamma, io cito questa canzone che parla di una bambina di tre anni con suo padre. Ho pensato che potesse essere un buon titolo, e ho deciso di tenerlo da parte per un romanzo successivo. Il nome del mio eroe, Malone, è anche il nome del bambino del cantautore Renaud».

Lei ha una concezione del tempo tutta particolare, fatta per stupire il lettore.

«I primi anni di vita della persona sono quelli più importanti e formativi ma, allo stesso tempo, sono anni che si dimenticano. È questo che trovo interessante, l'idea che i ricordi escano da un passato che non riconosciamo più se non attraverso le fotografie o i racconti».

Qualcuno l'ha paragonata ad un mago che semina indizi fuorvianti. Cosa ne pensa?

«Come in un trucco di magia, il lettore ha tutti gli indizi davanti agli occhi, ma, allo stesso tempo, non vede il trucco del mago, che fa uscire un coniglio dal cappello alla fine del libro. Gli indizi ci sono: il lettore, se è abbastanza astuto, può arrivare a sciogliere il mistero».

Dove trova l'ispirazione per le sue storie?

«Mi piace partire da un evento che appare sovrannaturale, per poi trovargli una spiegazione razionale».

Un romanzo che ha amato più degli altri?

«Ovviamente, ve ne sono molti ed è complicato scegliere. Un romanzo che ho molto amato è Mal di pietre di Milena Agus».

Per la concezione dilatata del tempo, che sembra ingannevole?

«Sì, perché amo molto questa concezione del tempo, che in quel romanzo è molto ben riuscita: l'effetto che sortisce sull'eroina, che vive in Sardegna, e tutto attraverso il suo candore, la sua innocenza, i suoi sogni».