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L'ordine del giorno: così la letteratura muove verso la realtà

Autore: Anna Mangiarotti
Testata: Il Giorno
Data: 3 ottobre 2018

L'opera che gli ha fatto meritare il Premio Goncourt 2017 (attribuito a Proust nel 1919), l'ha presentata ieri a Vimercate. Oggi a Pavia, ore 18, Libreria Il Delfino (Piazza Cavagneria 10). Non a Milano.
Monsieur Vuillard, una scelta snob?
«Sono un provinciale. Abito a Rennes, non a Parigi. E con l'editore scegliamo spesso librerie indipendenti».
Di rara perfezione, nella prosa (humor freddo pari al latino di Tacito) e nella misura (137 pagine), ma non è opera di immaginazione prevista dal Premio. "L'ordine del giorno" (edizioni e/o) cos'è?
«Quello dettato la notte dell'11 marzo 1938 da tedesco Göring per la nomina del nuovo governo in Austria: altrimenti la minaccia si sarebbe abbattuta sul Paese. Un bluff. In quel momento il Blitzkrieg è solo un ingorgo di Panzer nazisti in panne sulle strade nazionali austriache. Ho scritto un romanzo storico sui cupi anni '30 in Europa. La letteratura muove verso la realtà, il sapere si fonda su indizi. Già la "Storia della colonna infame" del vostro Manzoni avrebbe meritato il Premio Goncourt».
Iniquità e abuso di potere tra l'unanime tripudio anche nel Seicento milanese, sempre la stessa storia...
«I cicli, forse, spiegano la storia. Ma io non sono uno storico. Le mie fonti, le memorie di Churchill, ad esempio, stanno infatti dentro la narrazione».
Rigurgiti di populismo, nazionalismo, razzismo. A non mutare mai è l'animo umano?
«Un parallelismo tra l'epoca che stiamo vivendo e quella tra le due guerre mondiali, piuttosto, lo vedo nella concentrazione di grandi potenze economiche. Nulla vi si può opporre».
Facciamoli dunque i nomi di chi finanziò il partito nazista...
«Non secondo lo stato civile: Varta, Basfa, Bayer, Agfa, Opel, IG Farben, Siemens, Allianz, Telefunken... le nostre automobili, lavatrici, detersivi, radiosveglie, assicurazioni sulla casa. La guerra fu redditizia per Krupp e colleghi, che si rifornivano di manodopera a Mauthausen e Dachau».
Se ci serve il petrolio, siamo quindi anche tutti responsabili, oggi, per quanto accade in Medio Oriente?
«La plastica nella composizione di un paio di occhiali, certamente, ne fa qualcosa di più di un oggetto. E la letteratura non può prescindere dall'avventura del capitalismo. Ma già Tolstoj con "Anna Karenina" non ha scritto solo un romanzo d'amore».
Un giovane, che si vuole dedicare alla politica, farebbe meglio comunque a leggere gli articoli di Gramsci invece dei romanzi d'amore. Così, lei stesso, Vuillard, suggerisce. E sappiamo che è anche un cineasta. Ma la storia, i drammi veri, possono essere raccontati da un film?
«Hollywood ha raccontato la guerra sotto forma di prodezze, ne ha fatto un'occasione d'incasso. Preferisco gli italiani Rossellini e Rosi».