Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La continuità della violenza

Autore: Anna Chiarloni
Testata: L'indice dei libri del mese
Data: 11 novembre 2018

Gialli in lingua tedesca ambientati nel tempo di Weimar ce n'è a bizzeffe, spesso calati in un'atmosfera già incrinata dai prodromi del nazismo, ma questo è il primo che scava negli anni della repubblica austriaca immediatamente successivi alla Grande guerra, istituendo una sorta di corto circuito con l'Austria dell'Anschluss. Alex Veer, alias Daniela Larcher (1977), viene dal Voralberg, ha studiato economia e archeologia e vanta un'esperienza editoriale maturata a New York. Questo è il quinto romanzo con al centro un ispettore di polizia. Vienna 1919. A un anno dalla fine del conflitto non c'è pace lungo il Danubio. Beer introduce il lettore in un cupo clima alla Victor Hugo, collocando i suoi miserabili lungo la scala sociale di un paese travolto dal "secondo cavaliere", la guerra appunto. Reduci affamati si aggirano come fantasmi tra le rovine di un regno scomparso, bambini tisici gemono in poveri giacigli, una folla di senzatetto cerca cibo e riparo dall'inverno incombente mentre la borsa nera accaparra la refurtiva nelle fogne della capitale. Nell'obitorio si allineano i corpi dei suicidi; o sono vittime di un'azione criminale? L'ispettore August Emmerich, generosa forma di giustiziere repubblicano, è deciso a perseguire la verità a costo di rimetterci anche la pelle. Beer procede con una scrittura interrogativa, densa di dettagli topografici che lasciano intravedere, accanto allo sfacelo morale, gli ultimi bagliori di un impero. È la Vienna di Strauss ma anche di Freud e di Loos, con i suoi club scintillanti, allocati nei quartieri alti del mondo di ieri, in cui ora si consuma l'innocenza di giovani donne strette nella morsa della fame. Ma sarà calandosi nella melma dei bassifondi che Emmerich troverà il bandolo di una catena di omicidi collegata al massacro dei civili attuato in Galizia dalla soldataglia imperial-regia. "Abbiamo fatto solo quello che ci è stato ordinato", si difende uno dei carnefici. Parole che dilatano il tempo, convocando nel testo l'ombra della ferocia successiva, scatenata da Hitler in quella stessa Galizia con l'operazione Barbarossa. Con un effetto retrovisore l'austriaca Beer salda così la prima e la seconda guerra, piegando la trama del romanzo poliziesco a una riflessione sulla continuità della violenza negli anfratti della storia nazionale.