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“Fratelli di latte” di Chantel Acevedo

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: Sololibri
Data: 17 novembre 2018
URL: https://www.sololibri.net/Fratelli-di-latte-Acevedo.html

Scrittrice americana di origine cubana, Chantel Acevedo, ci regala questo romanzo storico, “Fratelli di latte”, certamente originale, che ha per protagonista una principessa della casa reale spagnola, Eulalia di Borbone, nata a Madrid nel 1864, ultima di molte sorelle e di un unico fratello, Alfonso, che sarà re. La storia, pur seguendo le vicende reali dell’infanta, viene colorata dalla parte romanzesca che dà il titolo al libro: la balia di Eulalia, la Nodriza reale, aveva avuto poco prima della sua nascita un maschietto, Tomàs, che per due anni vivrà alla corte di Madrid con sua madre, dividendo con Eulalia il latte materno e con le principessine una vita privilegiata, piena di giochi meravigliosi e di una voliera dentro la quale uccelli rari e magnifici volteggiano indisturbati. Il legame affettuoso tra Eulalia e la sua balia Amalia durerà per tutta la vita e dunque anche Tomàs Aragon sarà beneficiario di tale intimità.

I fratelli di latte si incontreranno da adulti, quando la principessa è già sposata con un infelice matrimonio di convenienza dinastica, mentre Tomàs, che fa il libraio a Burgos, avrà perso l’amore della sua vita in un tragico incidente. La personalità anticonformista dell’infanta si manifesta nella sua totale insofferenza verso le convenzioni e l’etichetta che nella corte borbonica madrilena sono particolarmente pesanti e costrittive. Lei vorrebbe liberarsi di un ruolo subalterno in quanto donna e ultima in linea di successione al trono, tuttavia solo in seguito alla rivoluzione che spodesta dal potere i reali e li costringe ad un lungo esilio a Parigi, vivrà una forma di anonimato e di vera libertà nella capitale francese. Le sue idee anticonformiste e libertarie su tanti temi che al tempo erano tabù, soprattutto per un’altezza reale, vengono consegnati da Eulalia alle pagine di una sorta di diario irriverente che lei vorrebbe pubblicare: si rivolge perciò al figlio della sua balia, Tomàs, che sa amico di un editore.

Nell’intreccio narrativo ideato da Chantel Acevedo tra i due nasce una simpatia ed un affetto che si protrarrà nel tempo; la moglie dell’editore, l’americana Eliza Jane, suggerisce a Tomàs di presentare il libro a suo padre, un noto editore americano. La principessa sta per partire per la Fiera Mondiale colombiana di Chicago, siamo nel 1893 e Tomàs potrà partire a sua volta con lei in qualità di segretario. Nell’America libera certamente il libro scandaloso ed irriverente della principessa spagnola troverà editore e lettori. Il lungo viaggio verso Cuba dapprima, alla vigilia dell’indipendenza dalla Spagna e poi alla volta di New York, Washington e Chicago, occupa tutta la seconda parte del romanzo ed è avvincente e pieno di implicazioni di costume, di relazioni con la società e la politica. Il romanzo è pieno di riflessioni sulla condizione femminile, dà voce a tante donne diverse per estrazione sociale, condizione economica, nazionalità, stile di vita. Eulalia, Amalia, Gisela, Birdie, Eliza Jane, Juana rappresentano altrettante facce della condizione femminile tra Europa e America, tra la fine dell’800 e l’avvento del nuovo secolo.

Le donne sono vittime del dovere. Sedute ai piedi delle nostre madri impariamo a pulire la casa, a nutrire un uomo, a organizzare una festa, a spalmare il rosso sulle guance per sembrare più contente e in salute. Impariamo a dare alla luce una nuova vita e a farla crescere… E per tutto questo non riceviamo alcun compenso. E quando diventiamo vecchie, cadiamo nel dimenticatoio e il silenzio diviene per noi un nuovo grembo. E dato che voi uomini avete il vizio di morire giovani, restiamo sole, prigioniere di un dovere che non ha fine.

Il romanzo vuole raccontare in modo romanzesco il tentativo di Eulalia di liberarsi del senso del dovere, attraverso le sue pagine autobiografiche. L’autrice, nelle pagine poste a conclusione del romanzo, fa un paragone del tutto verosimile:

La popolarità di cui l’infanta Eulalia godeva alla fine del XIX secolo è paragonabile a quella della principessa Diana alla fine del XX. Entrambe erano intelligenti, indipendenti e bellissime.

Eulalia ebbe in più la dote della scrittura, con cui espresse idee innovative e sgradite alla sua famiglia e ai benpensanti di ogni paese. Il romanzo della Acevedo ne celebra il coraggio.