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Quei bambini scampati alla Shoah: i sogni spezzati dei figli del destino

Autore: Paolo Conti
Testata: Corriere della Sera - Roma
Data: 16 gennaio 2019
URL: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_gennaio_16/quei-bambini-scampati-shoah-sogni-spezzati-figli-destino-b29ee9e0-19c6-11e9-8af3-37b4f370f434.shtml

Quattro giovani attori interpretano le tragiche adolescenze di altrettanti bambini ebrei, da Liliana Segre a Tullio Foa. La loro storia in tv il 23 gennaio su Rai 1.

L’idea di partenza è stata del produttore Mario Rossini di Red Film: «Ho spesso pensato negli anni, da genitore, quanto dev’essere stato doloroso per quei padri e quelle madri aver dovuto dire “tu da domani non vai più a scuola perché sei di religione ebraica”. Da lì è partito tutto. Dalla stretta al cuore che provavo come padre, dal pugno nello stomaco che avvertivo».

I ricordi dei protagonisti

Mercoledì 23 gennaio andrà in onda su Rai 1, in prima serata, la docufiction «Figli del destino», per la regia di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli, prodotto da Red Film in collaborazione con Rai Fiction, diretta da Tinni Andreatta che ha sostenuto con decisione il progetto legato alla Giornata della Memoria. Quattro giovanissimi attori (Chiara Bono, Lorenzo Ciamei, Catello Alfonso Di Vuolo, Giulia Roberto) interpretano le tragiche adolescenze di altrettanti bambini ebrei — che si sentivano italianissimi semplicemente perché lo erano — cacciati dalle scuole per le leggi razziste del 1938: Liliana Segre a Milano (oggi senatrice a vita), Tullio Foà a Napoli, la scrittrice Lia Levi a Roma, Guido Cava a Pisa. I piccoli attori (interpretazioni indimenticabili per la capacità di immedesimazione in quell’incubo) si alternano ai ricordi vivi dei quattro autentici protagonisti. «Ma perché devo lasciare la scuola? Cosa ho fatto di male? Dove ho sbagliato?». Chiunque abbia un figlio, come dice Rossini, sente quelle frasi e quei singhiozzi entrargli nell’anima.

Il campo di concentramento

Il racconto segue i quattro durante la persecuzione, nel caso di Liliana Segre anche il campo di concentramento e la morte del padre. Poi il ritorno alla vita normale, anche quello difficile, dopo una sofferenza indicibile. La voce narrante di Neri Marcorè chiude tra i sorrisi dei ragazzi tornati sui banchi dopo la follia nazifascista: «Negli anni successivi hanno studiato, hanno lavorato, si sono costruiti una famiglia. Questa è stata la loro vittoria contro chi li ha considerati dei nemici».