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La prof spiega le parole geniali di Elena Ferrante

Autore: Annarita Briganti
Testata: La Repubblica - Milano
Data: 8 febbraio 2019

Quello che fai tu, lo faccio io». La prima parola chiave delle oltre 1700 pagine della tetralogia di Elena Ferrante, dodici milioni di copie vendute nel mondo, non può che essere amicizia. Come ricorda Tiziana de Rogatis nel suo saggio Elena Ferrante. Parole chiave (e/o), questa promessa/minaccia è pronunciata da Elena e Lila da bambine, quando affrontano la vita in un rione difficile di Napoli tenendosi per mano. La prima figlia di un usciere comunale, la seconda di un calzolaio, il successo a portata di mano nell'Italia del boom, ma anche tradimenti, perdite, ostacoli da superare. «Ferrante supera il cliché delle donne che non riescono a essere amiche tra loro, a differenza degli uomini. Ha il pregio di mettere al centro della letteratura un tema poco trattato come l'amicizia al femminile e di farlo con verità. Elena può sembrare opportunista, Lila cattiva, se ne fanno di tutti i colori, ma insieme cercano di sopravvivere», spiega la professoressa de Rogatis, napoletana, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università per Stranieri di Siena, esperta di femminismo, e qui veniamo a un altro filo rosso, il secondo, della saga dell'Amica geniale. «Elena diventa una scrittrice di successo, Lila fa l'imprenditrice informatica, ma entrambe pagano un prezzo alto muovendosi in un contesto socio-economnico dominato dagli uomini. In questo senso la tetralogia, che si ferma al primo decennio di questo secolo, racconta come siamo arrivati al #metoo, che è un movimento di sopravvissute, non di Vittime», dichiara de Rogatis. Un terzo elemento del caso Ferrante, e meno male, è la scrittura. Mentre tutti inseguono mode, tendenze, nuovi modi di dire, nuoVi modi per dirlo, la scrittrice forse napoletana, Visto che di lei/lui/loro non sappiamo niente, rilancia, ma bisogna avere il talento per farlo, il romanzo classico. La prof la paragona a Gadda, a Manzoni, a Elsa Morante per la sua capacità di parlare di grandi temi coinvolgendo sia un pubblico "grosso" sia un pubblico "fino", suscitando le critiche di una certa élite culturale che non sopporta gli autori di bestseller. «Quando Ferrante è stata candidata al Premio Strega l'hanno trattata malissimo. Alcuni giurati si sono rifiutati di votare per un'autrice che non sarebbe apparsa in pubblico, mentre meriterebbe anche il Nobel in quanto classico contemporaneo». Una quarta "etichetta", che non ha bisogno di troppe spiegazioni, è Napoli, protagonista sia dei libri sia della serie televisiva diretta da Saverio Costanzo. Una città che con i suoi slanci di umanità e le sue contraddizioni è il palcoscenico ideale per una riVisitazione in chiave moderna della "sceneggiata". In questo viaggio nell'universo letterario ferrantiano ci siamo tenuti per ultima un'altra parola chiave, la quinta, identità, che incide sia sulla trama sia sull'eco che queste opere stanno avendo ovunque. «Non ho avuto alcun contatto con Elena Ferrante,,, ammette la professoressa, che pubblica con la stessa casa editrice della scrittrice. «Però secondo me è una donna».