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L’epica di Elena Ferrante per Fanny & Alexander

Autore: Rodolfo Di Gianmarco
Testata: La Repubblica Roma
Data: 20 febbraio 2019

Una meraviglia e al tempo stesso un mistero di rapporto umano, un ciclo di rapporti amicali tra due ragazze-donne-signore, un romanzo in forma di saga contemporanea che ha fatto il giro del mondo con elogi sulla maggiore stampa americana, la quadrilogia di Elena Ferrante L’amica geniale che ha entusiasmato i lettori dei volumi E/O, e gli spettatori della serie tv di Saverio Costanzo, è ora un sodalizio intercettato strepitosamente anche dal teatro, ed è la compagnia Fanny & Alexander con ideazione di Chiara Lagani (anche drammaturga, e coprotagonista) e Luigi De Angelis (anche regista dell’impresa), con cointerpretazione scenica di Fiorenza Menni, ad aver costruito un fluido spettacolo in tre parti, “Storia di un’amicizia”, coprodotto dal Napoli Teatro Festival, dal Ravenna Festival, da E-production e Ateliersi, cui si può assistere da stasera al Teatro Torlonia.

Per la precisione, oggi e venerdì, alle 20, è in programma la prima parte, battezzata “Le due bambole” (55 minuti), poi giovedì e sabato, stessa ora, s’annunciano la seconda e terza parte, “Il nuovo cognome” (65 minuti) e “La bambina perduta” (45 minuti), mentre domenica ci sarà la maratona con tutti e tre i capitoli, dalle 17 in poi.

La confidenza durata più di cinquant’anni tra Elena Greco, nei cui panni è Chiara Lagani, e Lila Cerullo, impersonata da Fiorenza Menni, si traduce inizialmente, nel concept spaziale e luminoso plasmato da De Angelis, in una parabola d’infanzia tallonata da paure ascritte a un omaccio di quartiere, con bambole che per transfert s’identificano nelle figure delle interpreti, e gestualità automatiche da tanztheater, e abiti che da bianchi virano in costumi neri da scantinato o da giocattolesco horror.

Lagani e Menni sono stupefacenti, mimetiche, sincronizzate e bravissime nella loro figuratività drammatizzata di automi-donne, fantastiche icone sensibili che poi nel secondo tempo acquisteranno un ruolo scanzonato e ibridato al cospetto (direi scenografico) di un repertorio di foto e filmati familiari in super8 evocanti un rewind d’epoca a base di matrimoni, di vita di rione e di costumi in Campania. La terza tranche è infine un portfolio di vita vissuta, di storie incrociate, di amori e maternità parallele, fino alla scomparsa della figlia di Lila, con ritorno a filastrocche da fantocce. Un perfetto teatro di accumuli e di perdite, come insegnano le pagine di Ferrante.