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Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi

Testata: Il libro geniale
Data: 24 febbraio 2019
URL: https://illibrogeniale.wordpress.com/2019/02/23/una-brutta-storia-di-piergiorgio-pulixi/

Biagio Mazzeo ha messo insieme una squadra di sbirri unica: motivata, devota al proprio leader e, soprattutto, corrotta. Muovendosi tra la delinquenza più turpe, Mazzeo è riuscito a sgominare molti delinquenti prendendone il posto e comandando la malavita della città. Ma un colpo andato a male, una semplice rapina che finisce con un omicidio, segna il destino della squadra: Goran Ivankov, un boss della mafia cecena, rimane ucciso durante il furto. A cercare vendetta per lui è il fratello Sergej, spietato capo di un gruppo ceceno. Arrivato in Italia per indagare, incrocia la strada di Biagio e dei suoi sbirri corrotti, andando a colpire la squadra nei suoi punti più vulnerabili…

Taoufik osservò lo sbirro. La sua presenza gli incuteva timore. L’ispettore superiore della sezione Narcotici Biagio Mazzeo era quasi una leggenda in città. Era un poliziotto violento e corrotto che aveva preso in mano tutto il traffico e il commercio di droga, dettando legge sulla divisione del territorio. I suoi superiori lo adoravano per la grande quantità di brillanti operazioni anti-droga, per il numero impressionante di arresti, e per aver posto fine alla guerra tra bande di spacciatori per le strade. Chiudevano un occhio sui metodi poco ortodossi con cui il poliziotto faceva rispettare la pace nelle strade. I criminali non potevano far altro che stare al suo gioco. Chi non rispettava le sue regole doveva vedersela con la banda di sbirri corrotti che Mazzeo capeggiava: gente che non andava tanto per il sottile.

Una brutta storia è il titolo del romanzo che apre la serie dell’ispettore Biagio Mazzeo e della sua banda di poliziotti corrotti. E una brutta storia lo è davvero, dove nessuno sembra salvarsi né redimersi. Biagio Mazzeo e il gruppo di poliziotti corrotti da lui capeggiati sembrano il male. E ci sguazzano nello sporco: traffici di stupefacenti, mazzette, rapine…niente è fuori dalla loro portata. Ora Biagio sta organizzando il furto che dovrebbe sistemare la banda una volta per tutte: un carico importante di stupefacenti sta per essere trasportato in Italia, e Biagio vorrebbe confiscarlo, rivendere la roba per controllare il mercato della città. Ma qualcosa non va per il verso giusto: una banda di ceceni con un capo in cerca di vendetta, l’intervento della camorra…a Biagio sembra che il suo sogno stia svanendo.

Il romanzo è spietato, come i poliziotti protagonisti: Biagio è sgradevole eppure non si riesce ad abbandonarlo al suo destino, anche se non si può parteggiare per lui. I buoni non esistono, oppure vengono fagocitati dall’oliato ingranaggio di omertà e corruzione istaurato da Biagio Mazzeo. L’unico che tenta di combattere Mazzeo e la sua banda è il vicequestore Bucciarelli, abbandonato dai superiori e con una vicenda personale che lo priva del sonno. Bucciarelli è l’unico che vorrebbe sgominare Mazzeo e la sua banda, essendone il supervisore, ma neanche lui si salva dal gorgo nero della disperazione e della sporcizia che ruota attorno a Mazzeo. Biagio Mazzeo diventa l’epicentro di uomini e donne sconfitti e soli, abbandonati dalle istituzioni, fedelissimi al proprio capo. Una banda dove vige una legge spietata che non dà sconti: non sono ammesse defezioni né tradimenti. E più si scorre il volume (che si legge velocemente, le nefandezze dell’ispettore e della sua banda fluiscono e non lasciano tregua al lettore) più la storia diventa brutta: ogni forma di pace e di redenzione viene eliminata; si percepisce quasi fisicamente un gorgo di bruttezza che avvolge e ingloba ogni cosa. Non ci sono salvati. Solo sopravvissuti.

La storia mi è piaciuta, e mi è piaciuta l’idea di un poliziotto corrotto: questa sembra la versione violenta e senza ripensamenti di Rocco Schiavone. Biagio non può piacere a livello personale eppure le sue vicende tengono il lettore incollato al romanzo. Nello stesso tempo una critica importante va fatta ai personaggi femminili del libro, che sembrano quasi omologati: le mogli dei due “boss”, Mazzeo e Sergej Ivankov, sono delle fotocopie. Due donne bellissime che hanno affrontato un enorme dramma personale e che sono perdutamente innamorate del loro uomo. Ma anche le altre donne che appaiono e scompaiono dalla vicenda sono trattate un po’ da personaggi inferiori, sembra quasi che siano tutte lì pronte per donarsi a Biagio: dall’amica di una vita Donna, alla moglie dell’amico morto, Miriam, tutte cadono ai piedi di Biagio. E tutte sembrano quasi collegate alla prostituzione. L’unica donna che appartiene al gruppo di Biagio, Claudia, è una lesbica che non si tira mai indietro quando c’è da combattere, ma anche lei viene in qualche modo sminuita, resa una debole. Ecco, il ruolo delle donne e come vengono descritte sono i dettagli che mi hanno più infastidito di questo romanzo, che però resta un grande libro del suo genere. Di quanti poliziotti corrotti si legge in Italia? Praticamente nessuno. Mentre leggevo il romanzo, pensavo a quanto sarebbe figo trarne una serie. Rigorosamente Sky. Rigorosamente spietata. Un po’ come Gomorra, che racconta la mafia vista dai suoi componenti, immagino una serie che racconta la corruzione vista dal gruppo, dove tutti i poliziotti “onesti” restano fuori, lontani, sullo sfondo.