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Dal nonno alla nipote i segreti della vita costiera

Autore: Giulia Caminito
Testata: Il Manifesto
Data: 15 marzo 2019
URL: https://ilmanifesto.it/dal-nonno-alla-nipote-i-segreti-della-vita-costiera/

Sono passati cinque anni dall’ultima pubblicazione di Paolo Teobaldi, Macadàm (e/o 2014), storia di un uomo che lavora in una casa cantoniera e che vede cambiare il mondo intorno e la sua vita perdere di collocazione nella società, e lo scrittore torna in libreria con un doppio volume: da una parte la ripubblicazione di due delle sue opere passate (tutte grazie alla casa editrice e/o) – Finte e La discarica – e, dall’altra, con un libro nuovo: Arenaria (pp.148, euro 16).

Arenaria raccoglie e accumula episodi della vita costiera di un piccolo tratto di terra: le rive di San Bartolo, raccontate da un nonno alla sua nipote Julie.

Cosa vedrà in quei luoghi Julie una volta cresciuta? Forse un mondo furioso, un mondo per turisti, un mondo di sabbia che ha coperto le vite passate, le storie di un tempo, e allora compito del nonno e compito dello scrittore è dissotterrare, tornare indietro e raccontare tutte le storie delle Rive, conservarle per Julie, farle sapere chi è vissuto lì e come si chiamavano le cose prima che lei nascesse.

«Belpunto, capisci? Belpunto: un modo di dire che non troverai nei dizionari d’italiano: ma che, se fai attenzione, puoi trovare sott’acqua insieme a tante altre parole sommerse», dice il nonno a Julie. Le storie dei pescatori, dei soldati, delle grotte, dei fari, delle case mangiate dal mare, dei carretti, delle dune, delle secche, delle lettere, una per una verranno narrate alla nipotina.

In ogni suo libro Teobaldi cerca di rispondere a queste domande: dove vanno a finire tutte le parole in disuso, le case sfitte, i cimiteri di guerra, le insegne sbeccate e i modi di dire? Che destinazione ha quella parte d’Italia che o la racconti così, la tramandi da nonno a nipote, oppure viene lasciata morire?

La sua scrittura si misura con la redenzione, come diceva Walter Benjamin dei suoi Passages di Parigi, il recupero del passato prossimo, quello appena trascorso e già dimenticato.

Arenaria tratteggia le Marche della mezzadria, degli aneddoti di guerra, di come si pesca col miracolo e di quanti proiettili ci sono sul fondo del mare, in un intreccio che passa da una storia all’altra creando un groviglio poetico e bestiale di esistenze ed eventi storici, topografie ed elenchi affascinanti e interminabili.

Questo libro forse oggi può apparire più coraggioso degli altri che Teobaldi ha scritto. Infatti sono tempi in cui la leggibilità e la trama sembrano essere l’unico indice di valore, la semplicità e la vendibilità regnano sovrane nel mercato del libro che fagocita la letteratura. Arenaria fa resistenza a tutto questo, è una costellazione di voci, una narrazione di leggende, il tono sicuro di un cantastorie.

L’umanità che Teobaldi narra è quella delle piccole cose, degli avanzi, degli arnesi, dei dialetti, dei burberi, dei teneri, degli sfortunati. Dall’uomo che si innamora della sua badante con pudore e rispetto, a Tizio (il protagonista de La discarica) che ritrova se stesso nell’occuparsi della nettezza urbana, fino allo stradino di Macadàm che tratta il pezzo di strada di sua competenza come il figlio che non ha mai avuto, ognuno di loro regala uno sguardo su un modo giusto, come è giusta l’intelligenza e la cura nell’essere uomini, ieri e oggi.