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Corpo a corpo, di Silvia Ranfagni

Autore: Henry DeTamble
Testata: Urgenza di volare
Data: 1 aprile 2019
URL: https://urgenzadivolareblog.wordpress.com/2019/04/01/corpo-a-corpo-di-silvia-ranfagni-ed-e-o-pp-156-2019/

Quando hai quarant’anni, non hai più niente da fare, quando ti sembra di aver dato e ricevuto tutto, quando tutto è un film già visto e rivivi le stesse scene ogni giorno, quando “hai ormai raggiunto l’età in cui la trasgressione l’ha già fatta da padrona e hai trasgredito ciò che dovevi trasgredire”, quando domandi lo scopo della tua esistenza al tuo bicchiere pieno di alcolici ma questo non sa più darti risposte, cosa ti resta? Non ti resta che fare un figlio. Ma chissà se è una tua scelta consapevole, ragionata oppure sentimentale, o se è il mondo che te lo impone, perché una donna in fondo non può davvero sapere cosa sia la felicità, se non apre la porta della maternità, giusto? E Beatrice è abituata a programmare, schivare gli ostacoli, fare dei piani per non soffrire, a scansare le relazioni con gli uomini così come si farebbe di fronte a una scelta di un cibo o di un detersivo per pulire il pavimento di casa. Dunque sceglie la banca del seme. La scienza davanti al cuore. Una selezione al catalogo. Ma quando partorisce si accorge subito che la realtà non è programmabile. Da lei esce un essere che non le somiglia in niente. È brutto, è sporco, piange. Da lei esce fuori non un Figlio, ma un Corpo. Tu hai scelto di farlo, ma lui non è riconoscente. Lui sta con te solo perché non ha altra scelta. La maternità non è come te l’hanno raccontata. Anzi, in verità nessuno te l’ha raccontata. Ti hanno solo detto vedrai, andrà bene. Vedrai, ne varrà la pena. Vedrai, si aggiusta. Nonostante. “La maternità è meravigliosa, diceva tua madre, aggiungendo “nonostante”. Quel “nonostante” era la parola chiave, l’accesso a un mondo che ora si è spalancato come un antro”.

“Il Corpo è meschino. Vuole solo la sopravvivenza. Cemento, inquinamento, insolazioni, irritazioni, tutto gli dichiara guerra. Per lui è sempre troppo caldo o troppo freddo, per lui si mettono e si tolgono uniformi. Il grido del Corpo ferisce. A volte è per il sole cattivo, la sete, la fame; a volte non si sa proprio perché. Sterilizzare, disinfettare, lavare, anche in mezzo alla notte, anche quattro volte prima dell’alba, perché il Corpo pesa tre chili ma ha zero grammi di compassione.”

L’incipit è crudele, senza pietà. Prelude ad una guerra, non alla pacificazione. Prelude ad un essere che si nutre di un altro, togliendogli forza e certezze, precipitandolo nella paura e nei sensi di colpa e nella non accettazione del resto del mondo, che diventa nemico, infido, un mondo pieno di donne che hanno un lavoro a tempo pieno e che devono affidarsi ad altre donne che le salvino accudendo i loro figli, ma sono donne che a loro volta sono state salvate da guerra e fame e povertà, tate che sanno cosa vuol dire sacrificio e con le quale Beatrice si scontra, tate che non capisce, che non sono dalla sua parte, che remano contro, il tutto descritto in pagine ironiche e divertenti, nel loro cinismo. La maternità qui non è esattamente felicità, gioia. Qui assume nomi come TRAGEDIA, PIANTO, DEPRESSIONE. Tutti maiuscoli. È un lungo cammino impervio, disperato, insensato, pieno di rimpianto e vittimismo, pieno di umane cose, è guida senza patente, è uno sconvolgimento fisico ed emotivo che ti porterà a chiederti ogni giorno ma chi me l’ha fatto fare, non sono degna, non sono capace, fino alla richiesta di aiuto, dalla tata allo psicologo ai farmaci contro la depressione. Una Madre è colei che accoglie. Ma chi è che accoglie la Madre? Il Corpo impiegherà quattro anni per assurgere alla qualifica di Figlio, finalmente. Finalmente uno cresce senza essere vampiro dell’altra, finalmente una madre capisce e ringrazia per aver trovato il senso della rinuncia, in un finale che si apre alla poesia. È un libro che probabilmente alcune donne rigetteranno perché non vi si riconosceranno, opporranno la loro visione della maternità edulcorata, senza problemi, vissuta con serenità e consapevolezza piene, una scelta di cuore ricambiata da un amore immediato, ci sono già passato dopo aver letto Cattiva, della Milone. Eppure io credo che questo libro vada letto, eppure io credo che ti metta di fronte a un punto di vista oscuro che forse hai intravisto o attraversato anche solo per un momento, ma che hai voluto subito dimenticare o negare. Soprattutto qui si mette in discussione un grande inganno della società, il fatto che dalla maternità dipenda la realizzazione piena di una donna. E si mette in discussione il fatto che non esista un solo modo di essere madre. Un libro che può risultare interessante anche a chi si sente riparato dai granitiche sicurezze. Io ci ho trovato diversi spunti di riflessione, oltre ad una scrittura molto bella, aperta, non monocorde, sincera.