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Mamme vaganti

Autore: Valentina Marcoli
Testata: Pulp Libri
Data: 9 aprile 2019
URL: https://pulplibri.it/article/mamme-vaganti/

Donne oggi, ovvero inesorabilmente eroine. Occorre combattere, coltivare e preservare la propria grinta, senza abbassare mai la guardia. Senza dubbio, per niente facile. Quella che si definisce “società” impone alle donne obblighi morali e materiali. A tutte, indistintamente. Alcune adottano orecchie da mercante, la stragrande maggioranza crolla sotto i colpi inferti da psicologie spicciole, da un mondo in definitiva, all’alba del 2019, tuttora maschilista.

Silvia Ranfagni ha avuto a che fare con degli uomini importanti, noti registi di cinema: Gianni Amelio, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Ferzan Ozpetek, tanto per citarne alcuni. Insegna sceneggiatura e scrittura creativa alla Rome Fine Arts e Corpo a corpo segna il suo esordio letterario.

Romanzo biografico, o forse no, una cosa però è certa: la verità, oltre a ferire, appare anche come nel caso in questione, alquanto spassosa. Che siate madri, che lo diventiate, o che la cosa non v’interessi affatto, la lettura di questo libro vi porterà qualche insegnamento. La gestione dell’economia domestica vi sarà chiarita lungo la miriade di difficoltà quotidiane.

Vi consolerà scoprire di non essere in solitudine riguardo alla frequentazione di uomini privi di corredo anatomico maschile o portatori di abissali immaturità, e sterminatori d’ogni speranza futuribile. Ranfagni toglierà di mezzo il senso di colpa per aver pensato, almeno una volta e con occhiaie tali da far impallidire una valigia Vuitton: “Oddio, piange e io non lo sopporto più!”

Avete presente la scena di Sex and the City in cui la perfetta casalinga Charlotte cucina dolci indossando egregiamente un completo vintage Valentino color crema, e la figlioletta le stampa ben bene sul sedere due mani rosse di marmellata? Vi ricordate la scena isterica che colpisce la donna costringendola a rinchiudersi nella dispensa piangendo, fino all’arrivo della tata? Ecco. La nostra protagonista, Bea, si ritrova quarantenne senza uno straccio di compagno, marito o fidanzato, confermando la tesi secondo cui chi è sfortunato in amore è fortunato almeno nel lavoro. Ma il suo orologio biologico ticchetta già da un po’ e lei è pure disposta ad accontentarsi. Ma un figlio, diamine, non è argomento né situazione da poco.

Per questo si rivolge alla società Human che si occupa di realizzare i sogni di donne con la voglia di procreare, di materializzare l’oggetto dei propri desideri così come se lo immaginano. Insomma, la creazione della vita in provetta. Il bambino nasce, Bea partorisce ma il Corpo non è esattamente come se l’era aspettato: ogni cosa risulta più difficile e insostenibile per lei, dopo aver scelto in solitario di mettere al mondo un esserino indifeso. Durante la ricerca estenuante di una tata, pari a quella di un’occupazione lavorativa, si imbatte in Elsa, donna eritrea che in poco tempo si trasforma per Bea in uno specchio e in una sorta di seconda madre. Tra loro s’instaura un rapporto in bilico tra amore e odio, tra tolleranze e contrasti religiosi, abitudini estranee e confidenze forzate volute a ogni costo da Bea. Elsa è un personaggio complesso e interessante perché se è vero che è una risorsa preziosa, dall’altra parte è fonte di competizione nel campo dei legami. Bea è costretta ad un esame di coscienza nel rapporto che ha costruito con suo figlio, troppo instabile, lei troppo assente e l’altra troppo presente. Tutto molto deleterio. La rottura avviene, invitabile, attraverso l’ingerenza religiosa della tata.

Dopo il licenziamento in tronco, il Corpo (il cui nome è Arturo) cresce e a seguito della scenata isterica in un museo, dovuta ad una domanda scomoda posta alla madre in crisi, si confessa. La persona che davvero gli manca è Elsa, la tata.

Corpo a corpo è un romanzo che raccoglie tutte le clausole scomode e le postille riguardanti il contratto di maternità, quelle che nessuna madre vorrebbe mai leggere, convinta che sia più comodo ignorarle. Un romanzo in cui la sagace ironia e una scrittura senza vergogna svelano la realtà in cui deve muoversi una madre moderna. Con tutte le sfumature che portano sicuramente a interrogarsi, a riflettere e, perché no, a sorridere.