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Incontri al Grand Hotel Transatlantico

Autore: Susanna Nirenstein
Testata: La Repubblica - Robinson
Data: 28 aprile 2019

I romanzi di Michel Déon riflettono il suo congenito anticonformismo e il suo sguardo cosmopolita. Ce ne siamo accorti con il travolgente Pony selvaggi, la storia di quattro amici/nemici attraverso il Novecento, il Grande Gioco della politica internazionale, i complicati destini amorosi, lo vediamo oggi in Prima classe (la seconda delle sue opere che la casa editrice e/o sta traducendo per la prima volta in italiano), una storia di formazione e ascesa sociale che si snoda in gran parte in America tra tipi bislacchi. Del resto è lo stesso Déon (1919-2016) ad essere una personalità diversa nel panorama letterario francese: accademico di Francia dal 1979, scrittore snobbato da conservatore qual era per le sue idee poco canoniche, viene considerato un membro della corrente degli "Ussari", il gruppo di autori (con Roger Nimier, Antoine Blondin e Jacques Laurent) che si contrappose alla visione esistenzialista della letteratura engagé tanto cara a Jean-Paul Sartre. È con occhio quasi ironico e disilluso infatti che Déon racconta il suo Arthur mentre a fine anni Cinquanta affronta il viaggio iniziatico verso gli Usa dove una borsa di studio gli permetterà di studiare, nonostante le povere origini, in un'importante università. I sacrifici della madre gli aprono sul transatlantico la Prima classe, ed è qui che farà alcuni incontri fondamentali: il professor Concannon, tanto ubriaco quanto raffinato e colto, Mr. Porter, potente consigliere del presidente americano che veglierà sul suo successo, ma soprattutto un terzetto di coetanei che gli segnerà la vita. Eccoli qua, Getulio e sua sorella Augusta, due affascinanti e facoltosi brasiliani che rischiano però continuamente la bancarotta e cercano di risalirla giocando d'azzardo e andando a caccia di matrimoni da favola ed Elizabeth, miliardaria tout court, curiosa della bohème artistica newyorchese. L'attrazione per questo nuovo mondo per Arthur è totale, ma ancor più totale è il feeling per l'inafferrabile Augusta, sentimento che gli sciuperà gran parte del suo futuro. Il disegno che Déon fa della New York finanziaria e off-off degli anni Sessanta è acuto, ardito, così come quello di buona parte dei protagonisti.