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L'Europa, epopea cantata in versi

Autore: Sabino Cassese
Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 12 maggio 2019

Nel quarantesimo anniversario della elezione diretta del Parlamento europeo, sono stati pubblicati saggi storici, analisi politologiche, ricostruzioni giuridiche, volumi illustrativi e divulgativi. L’Europa non aveva ancora trovato un suo poeta. Ed eccolo, un inno all’Europa, scritto, con l’ispirazione del poeta e con l’acume dello storico, da Laurent Gaudé, autore di poesie e di testi teatrali, per «raccontare l’epopea comune e farlo con passione».

Questa grande cavalcata in una storia che comincia nel 1848 e finisce ai nostri giorni si muove tra due poli, il vecchio mondo che nasce con le rivoluzioni del ’48 e la Ue che sorge sulle ceneri di due guerre mondiali. In mezzo ci sono i morti, le distruzioni, i disastri, le divisioni, le sofferenze, i patimenti provocati dai conflitti, dalle guerre, dai nazionalismi.

I capitoli sono molti: le nazioni che si formano, le macchine del progresso industriale, le avventure coloniali, i morti della Grande guerra, i ruggenti anni 20, la crisi, il nazismo, l’antisemitismo, la Seconda guerra, i suoi morti e i superstiti, la guerra fredda e il mondo diviso in due, il sogno europeo, la primavera di Praga, il ’68, la sopravvivenza del franchismo e di Salazar, i conflitti nei Balcani, l’allargamento dell’Unione, il futuro dell’Europa.

Nel poema vi sono gli echi e spesso le citazioni degli scritti dei grandi europei: Thomas Mann, Stefan Zweig, Albert Camus, Paul Valéry, José Ortega Y Gasset, Miguel de Unamuno.

La nascita della costruzione europea è così descritta, con una felice sintesi: «Com’è strana quest’Europa./Di solito non è così che la Storia fa nascere i/paesi o gli imperi.../C’è sempre una rivoluzione, /Un ardore,/Una volontà popolare che rovescia tutto./Stavolta no./L’Europa è nata senza che i popoli la scandissero/nelle piazze/Ed è una novità./L’Europa si è costruita senza l’infatuazione dei/popoli,/Per prudenza,/Perché l’infatuazione dei popoli aveva portato/al crimine,/Perché la passione in politica aveva portato ai/grandi discorsi che fanatizzano le folle./L’Europa si è costruita senza ricorrere al suffragio/diretto perché usciva da un caos in cui/i popoli avevano avuto torto».

E più avanti: «Una fotografia immortala una grande tavolata/in cui tanti uomini che non conosciamo firmano/documenti./Sembra un immenso consiglio d’amministrazione/O una riunione d’affari./È così che siamo nati,/Perché le sollevazioni ideologiche,/Il preteso legame carnale tra una guida e il suo/popolo,/Avevano portato al suicidio».

Gaudé non fa cominciare il suo racconto poetico dall’antica Grecia o da Machiavelli, come aveva fatto il grande Federico Chabod nella sua Storia dell’idea di Europa, ma dal 12 gennaio 1848, a Palermo, quando la città insorse contro le truppe di Federico II e si avviò la primavera dei popoli. Dopo, però, la storia europea è stata un campo di rovine nel quale sono prevalsi i nazionalismi, e solo al termine della Seconda guerra mondiale, mentre ancora durava un altro tipo di guerra, quella fredda, prese corpo il grande progetto di pace e di progresso che è l’Unione, creata non per regnare sui popoli, ma per servirli, ispirata da quel passaggio, che Gaudé cita, delle Lettere a un amico tedesco di Albert Camus: «La nostra Europa è un’avventura comune che continueremo a fare, nonostante voi, nel vento dell’intelligenza».

Il poema di Gaudé termina, svolgendo l’idea di Camus, di «una mia Patria più ampia», proponendo un «convivio europeo»: «L’Europa è una geografia che vuole diventare filosofia,/Un passato che vuole diventare bussola,/Un territorio di cinquecento milioni di abitanti/Che ha deciso di abolire la pena di morte,/Di difendere le libertà individuali,/Di proclamare il diritto di amare chi vogliamo,/Liberi di credere o di non credere./Siamo umanisti, e questo deve estendersi alle nostre scelte./Nessun Dio unico in Europa,/Nessun pantheon davanti a cui inginocchiarsi./Il territorio è vasto e tale deve restare./Abbiamo costruito un continente Babele/Strano e complicato/Che si regge solo sull’equilibrio sottile/Tra indipendenza e fratellanza».