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Il ritorno noir di Rinaldi con le storie di Blanca detective ipovedente

Autore: Pier Luigi Razzano
Testata: La Repubblica Napoli
Data: 13 maggio 2019

Ogni libro di Patrizia Rinaldi è tanti libri. Ogni sua storia sfugge sempre dall'essere una sola storia. I noir della serie di Bianca hanno indagini complesse, il ritmo è sostenuto da una scrittura scolpita che in ogni frase è sempre letteraria. Anche il caso più spinoso è avvolto da una prosa intinta nella poesia, con salti lirici che restituiscono omicidi, misteri, stati d'animo ancora più ingarbugliati di quel che sono, mostrandoci il giallo come un pasticcio dell'esistenza. Dopo i precedenti ("Bianca", "Tre, numero imperfetto" e "Rosso caldo"), e in attesa che diventi una serie tv prodotta dalla Lux Vide ("Don Matteo" e "Che Dio mi aiuti"), la detective ipovedente Bianca Occhiuzzi è appena tornata in libreria con tutto il suo intuito e la tempra vulcanica flegrea in un nuovo romanzo, "La danza dei veleni", affiancata come sempre dalla squadra che è una famiglia della quale non si può fare a meno, composta dall'agente scelto Giuseppe Carità, l'ispettore Liguori, il commissario Micheli. A gravitare attorno a Bianca ci sono loro e poi anche Nini, la ragazza che ha adottato sottraendola a un passato di dolori, e Sergio, che completa la parte famigliare, stampella necessaria nelle indagini quanto nella vita di tutti i giorni. Patrizia Rinaldi, dopo aver mostrato in apertura di romanzo una Bianca cupa e angosciata («Dalla finestra la luce s'impenna in mezzogiorno, il lenzuolo prende calore. Mi alzo per chiudere il sipario in faccia al sole, poi tomo a letto») sposta l'azione in un negozio di animali: li troviamo Giordana Speranza, donna dal destino sfortunato e dalla mascella eccessiva che la fa sembrare simile alla befana. Sembra inevitabile ciò che le accade: apre una scatola con vessilli esotici, brasiliani, dalla quale esce un letale phoneutria che le sferra un morso e muore. Come è arrivato nel suo negozio quel ragno raro? Ritorno di scena a Bianca che si trova in tangenziale con Nini e Sergio; assistono a una scena atroce, da un camion viene lanciato qualcosa di molto piccolo, che si muove. È un cucciolo. Loro intervengono, lo salvano, lo accudiscono anche se moribondo, e Bianca si contraddistingue per il suo humor puntuto e deciso chiamandolo "Guaio". Un modo per tenerlo vicino a sé e a distanza, amarlo ma senza legarsi troppo, perché «il cane divideva i pochi fiati con la morte». Ad avere percezione esatta delle azioni e dei sentimenti di Bianca, i suoi tumulti interiori dissimulati da una spiccia risolutezza, c'è l'ispettore Liguori. Basterebbe che l'abbraccio tra i due durasse un po' di più, che ci fossero più parole, soprattutto coraggiose e chiare, ma tra loro l'amore quanto è complicato e confuso, più di qualsiasi caso. «L'amore è il tallone d'Achille e non me lo posso permettere. I piedi mi servono e pure i talloni, perché devono riconoscere i baratri prima di caderci dentro». Nuovo cambio di scena e c'è Gian Paolo Amedei, un tossico disposto a tutto, trascinato in una catena di ricatti e necessità che non rappresentano un'attenuante al male, che per la droga è disposto al contrabbando di animali esotici; con lui c'è un veterinario privo di scrupoli, Filippo Martinelli. Il quadro man mano si amplia e ogni elemento in un montaggio filmico si scopre collegato l'uno all'altro; Bianca indaga, segue la scia di violenze, scopre gli orrori, una tratta internazionale di rapimenti di animali cuccioli. Una danza di veleni che solo lei può arrestare.