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Gigli bianchi sopra i cadaveri

Autore: Emiliano Reali
Testata: Huffington Post
Data: 10 settembre 2019
URL: https://www.huffingtonpost.it/entry/gigli-bianchi-sopra-i-cadaveri_it_5d77540de4b064513573e8b0

Caterina Emili è una giornalista, una di quelle che della notizia vive il dolore e lo sconcerto, senza mai scadere nel banale o nel sensazionalismo. Nel suo nuovo libro “La scimmia e il caporale” (Edizioni e/o, 2019) troviamo ancora Vittore Guerrieri, già protagonista de “Il volo dell’eremita” e “L’innocenza di Tommasina”. Questo romanzo dal passo veloce porta il lettore nell’assolata Puglia, per la precisione a Ceglie Messapica, tra campi di tabacco e viticoltura.

Vittore, lasciata la natia Umbria, nel paesino pugliese tenta di agguantare una serenità sfuggente. Gusta pomeriggi al bar con l’amico Mario, comunista sincero sposato con la moglie dal nome ultra cattolico, Maria; chiede consigli al Professore, agnostico spirituale schiavo di una famelica vanità e che ama sfoggiare la sua cultura sempre alla ricerca di una platea pronta ad ascoltarlo; si guadagna da vivere trasportando vino e olio, un impiego stagionale che gli lascia il tempo di amare la dolce Valia dalla pelle lattea.

I modi aggraziati e la bellezza che contraddistinguono la giovane l’hanno tirata fuori dal nugolo di braccianti sfruttate dal caporale Giuseppe, che si chinano quotidianamente a ricatti e violenze. L’ucraina fa la cameriera proprio nel ristorante della moglie del suo ex padrone, Lota, una zingara originaria di Latiano. Quando non lavora, tra un amplesso e una cena consumati con Vittore, ama ricamare.

Ogni giorno a Ceglie Messapica si ripete senza sorprendere l’abitudine, fin quando il caporale chiede a Vittore di accompagnarlo in Ucraina, a Leopoli, anzi a Halyc. Deve ritrovare Katerina, la sua bracciante prediletta, costretta ad accogliere sul suo esile corpo quelle rozze mani che non accettano dinieghi. La giovane è scappata e Giuseppe è convinto sia tornata a casa. Deve andare a riprendersela. Lei gli appartiene, la ama di un amore malato che è violenza e possesso. Anche Valia e le sue amiche sono preoccupate per Katerina, nessuno ha sue notizie da tempo.

Vittore non asseconda la richiesta del farabutto e cade vittima della malia della zingara Lota che lo accoglie sotto la sua gonna fiorata. Valia lo scopre e lo lascia, Lota lo tira a sé stringendo abilmente il cappio. Finché in una fossa non trovano il cadavere della povera Katerina, ormai in evidente stato di decomposizione, con un giglio fresco tra le mani.

Sarà stato Giuseppe in un eccesso di gelosia? Chiedendo a Vittore di accompagnarlo a cercarla voleva solamente crearsi un alibi? La zingara Lota, che porta al collo il dito del crocefisso di Latiano, un talismano potentissimo, è coinvolta? Il maresciallo Tamurri sbroglierà i nodi di una vicenda dalle fitte ombre? E Vittore, cosa ci fa lui con una donna spietata che non esita a perpetrare i traffici illegali del marito?

Questo libro ci dimostra come una vita può valere meno di qualche foglia di tabacco o di un grappolo d’uva, spingendoci a chiederci per quanto ancora dovremo tollerare morti causate da esseri immondi affamati di danaro e potere. Che poi la morte secondo me non è solo esser trovati sotto terra, lo è anche lavorare dodici ore al giorno per meno di un euro all’ora.

L’autrice in queste pagine avvincenti scoperchia la piaga del caporalato e lo sfruttamento disumano che ne consegue, un’onta che caratterizza tristemente la povera Italia.

Lo stile della Emili è scorrevole, le pagine danzano leggere e sono impreziosite dalla puntuale cura della parola. Con abilità riesce a sorvolare senza pesantezza, eppure affondando il colpo, trascinando il lettore nelle vicende del suo amato Vittore Guerrieri, un’anima stanca, avvizzita dall’abitudine all’orrore.

Vi parlerò del giglio, lo stesso fiore che ha decorato il cadavere di Katerina. Il Lilium, detto volgarmente giglio, è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America. Alcune specie di giglio, generalmente coltivato come pianta ornamentale per gli splendidi fiori, vengono utilizzate anche per le loro proprietà medicinali.

Il decotto di bulbo ha infatti proprietà diuretiche ed espettoranti e può anche essere usato per le sue capacità emollienti su scottature. I petali dei fiori sono astringenti, detergenti e curativi degli eczemi e possono venir impiegati per curare piaghe o bruciature. Il suo intenso profumo ha inoltre proprietà rilassanti. Sono belli, profumati, non richiedono cure particolari, fanno bene. Spero che presto li inserirete tra le piante del vostro giardino, io l’ho fatto da tempo e mi regalano continue soddisfazioni.