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Grande antropologo, padre modello, ma ha rapito una bambina

Autore: Sergio Pent
Testata: La Stampa Tuttolibri
Data: 14 settembre 2019

Uno stimato studioso sessantenne viene arrestato quando si scopre che ha segregato una bambina per quattordici anni. Il figlio, cresciuto dal mostro dopo la morte della madre, comincia a pedinare la giovane liberata e costruisce un mondo immaginario nel container in cui era reclusa

Il primo tassello del romanzo, il capitolo intitolato «L'insetto stecco», è un piccolo capolavoro di sentimenti positivi e nefasti, in ordine sparso tra realtà, memoria, affetti e orrore. Sacha Naspini riesce a dosare gli spigoli del disagio in una serie di descrizioni minime ma essenziali, emozionanti ma anche subdole, impietose. «Vennero a prenderlo alle otto di sera» C'è già tutto, in questo incipit che - volendo - apre e chiude l'intero romanzo. Il romanzo si chiama Ossigeno, e in effetti invoca respiro, aria pulita, spazi di libertà: Naspini gestisce un'idea brillante con l'entusiasmo del narratore puro, ed è un'idea che ammalia, annichilisce e confonde, almeno nello strepitoso capitolo iniziale.

Chi sono venuti a prendere i carabinieri la sera del 6 ottobre 2013, e perché? La risposta è un pugno nello stomaco del lettore, poiché il colpevole - effettivo e non presunto - è l'illustre antropologo sessantenne Carlo Maria Balestri, studioso di fama internazionale, stimato e benvoluto, un pezzo di pane umano che ha cresciuto con affetto scrupoloso il figlio Luca dopo la prematura scomparsa della moglie. Nel 2013 Luca ha ventisette anni; ne ha invece ventidue Laura, la ragazza ritrovata per caso in un container in cui il professor Balestri la teneva rinchiusa e imprigionata. Da quattordici anni.

Ecco, c'è già bisogno di ossigeno, di rifiatare per rituffarsi in un incubo appena iniziato. Ma se l'incipit può rammentare certe storiacce nere di Stephen King o il geniale Uccidi il Padre del nostro Sandrone Dazieri, la vicenda raccontata - suggerita - da Naspini non è un noir, ma è quella di un disastro psicologico condiviso, in cui non solo la vittima riveste i panni del disagio, ma in qualche modo condiziona le esistenze di tutti. Di Luca, in primis, che raccoglie attorno a sé le memorie di un'adolescenza inquieta e smarrita e che ora si ritrova da solo a cercare un perché e una via d'uscita, dopo che anche la sua ragazza si perde in una situazione più grande di lei, quella di essere la fidanzata del figlio del «mostro del golfo».

Il mostro che ben presto sparisce dalla storia, perché non ci sono spiegazioni per questa aberrazione che ha messo a repentaglio la vita di una bambina sottratta alla sua placida normalità piccolo borghese. Il professor Balestri svanisce con tutte le sue colpe oscure - il rapimento di Laura non sembra essere il suo solo delitto - mentre rimangono a galla i superstiti, quelli che forse non riusciranno mai a uscire dall'incubo. Luca, su tutti, che cerca una sua ragion d'essere pedinando la rediviva Laura, seguendola e annusandone gli spostamenti, le fobie da ex-reclusa in cerca d'ossigeno. Ma la stessa Laura diventa la pedina dominante su una scacchiera di pedine impazzite, in un universo emblematico dove la ricerca del futuro sembra ormai un gioco di eliminazioni psicologiche.

Il percorso memoriale traccia i profili di due bambini sereni - Laura e Luca - che da giovani adulti si trovano a gestire la responsabilità del Male. Un Male, oltretutto, mai spiegato e motivato, un luogo di eterno sconforto in cui affondano miseramente le parole vuote degli analisti mentali. Il resto è una lotta per sopravvivere, e qui entra in gioco anche la madre di Laura con tutte le sue colpe presunte e con l'incapacità di riannodare i fili dell'affetto. È una lotta collettiva per trovare l'energia necessaria a ricominciare un inevitabile delirio che porta Luca a rintracciare il luogo della prigionia di Laura e a ricostruirvi un mondo immaginario in cui, forse, la realtà avrà nomi e destini diversi. In questo, volendo, il romanzo si sfrangia e perde d'intensità, soprattutto nel lungo, onirico finale, ma la sensazione di profondo turbamento rimane a galla, poiché ciò che definiamo normalità non è altro che un percorso del caso in attesa di essere messi alla prova per capire se davvero oltre lo specchio in cui ci guardiamo si nasconde la parte oscura di ciascuno di noi.