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L’Europa di Gaudé epopea in versi. Più letteratura meno sangue

Autore: Tiberio Crivellaro
Testata: La Sicilia
Data: 8 ottobre 2019

Dettagli. I dettagli troppo ostentati e artificiosi, non sono mordente ne condimento nella stesura di un libro. Quelli “prosati”, invece, aprono un varco nella massiccia desertificazione letteraria sfociando come sorgenti nelle oasi dove la ritama fiorisce una volta l’anno. E dove si possono ancora udire i beduini cantar versi del Muallaqat.

Non vorrei esagerare, come a volte faccio, ma dopo aver letto “Noi, l’Europa” (Edizioni e/o) di Laurent Gaudé, autore drammatico (che rimandavo di mese in mese), mi ha sorpreso. Nel con-testo, il suo personale stile qui diversamente edito, fa storia... in versi. Ve lo immaginate, cari “elementari”, un testo di storia perversa? Sarebbe come leggere un sussidiario ai tempi che furono di matematica-chimico-scientifica. Un vero venerdì santo. Eh beh, via, in due lunghe righe vi fo il sunto sperando, per una volta, diate retta: “orsù, fate un salto alla libroteca parrocchiale”! Viepiù, quando credete di saperne dell’Europa su cui vi trovate stampigliati? Quello che vi viene inculcato dai media? Allora siete dei perfetti conoscitori della lingua biforcuta. Una storia come questa non la trovate all’Università-Facoltà-delle-dateluoghi-personaggi.

E cosa condividiamo con il “senso” Europa se non un passato fatto di guerre mooolto condite di sangue? Siamo stati vittime o carnefici? Come dite? Ora? Oui, una matassa di Stati discendenti da umanesimi inquieti e di quelli... indifferenti. Ci troviamo ai bordi di un precipizio senza conoscerne il fondo. Il neoliberismo ci sta spingendo dentro. Quel che ci lega in “comunanza”? Nell’inconscia inconsapevolezza dell’ombra che ci avvolge annaspiamo verso i “salvagenti” delle tecnologie assassine. Traballiamo verso droghe, alcol e psicofarmaci causa di efferati crimini quali: femminicidi, infanticidi e quant’altro la cronaca noir quotidianamente ci nutre; noi... prigionieri di Lady “Serra avvelenata”.

Si rincorre il profitto, mentre il Continente Unito tenta di costituire un territorio di nuove ma velenose filosofie. Questo ci trasmette lucidamente Laurent Gaudé. Viviamo di utopie (come da tempo ci avverte lo psicoanalista marsigliese Roland Gori), incantati da coloro che in modo seducente ripetono che: “la ripresa è alle porte”.

Chi o cosa vi può far aprire gli occhi? La cultura, la musica, le arti che promettono una diversa visione con verve, furore e collera denunciando i liberi arbitri dei poteri occulti? Riusciranno, letteratura e poesia a riaprire un varco nei cuori congelati? L’impeto del far niente, o decidere di uscire dalla serra? Avete paura adesso? Era mio sano intento procurarvela.