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“La memoria di Babel”: recensione del romanzo di Christelle Dabos

Autore: Roberta Turillazzi
Testata: Parole a colori
Data: 4 novembre 2019
URL: http://paroleacolori.com/la-memoria-di-babel-recensione-del-romanzo-di-christelle-dabos/

Dopo dieci mesi dalla pubblicazione del secondo volume della serie “L’attraversaspecchi”, “Gli scomparsi di Chiardiluna“, esce per edizioni E/O anche il terzo, attesissimo capitolo della saga fantasy della francese Christelle Dabos, “La memoria di Babel“.

Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?

Ritrovare i personaggi, dopo neanche un anno d’attesa, è stato un vero piacere e la Dabos conferma anche questa volta il suo talento per la narrazione e quello, forse persino maggiore, per l’invenzione. L’arca di Babel, che scopriamo insieme a Ofelia, è un vero gioiellino fantasy, con ambientazioni curate nel minimo dettaglio, particolari intriganti, personaggi ambigui, pericolosi, enigmatici.

La storia della nostra eroina procede, ma a piccolissimi passi. Di fatto “La memoria di Babel” pone qualche altro tassello al puzzle generale che si va delineando da “I fidanzati dell’inverno” ma più che altro pone altre domande. La più importante: chi è più pericoloso per l’umanità, Dio o l’Altro?

Intriganti le parti – anche se numericamente sono poche – legate alla storyline di Vittoria, figlia di Berenilde e di Faruk e figlioccia di Ofelia. La piccola ha il potere di lasciare indietro il proprio corpo e viaggiare sotto forma di spirito, non vista, e in questo modo si ritroverà alla fine sulla fantomatica Terra d’Arco. Ma purtroppo non è da sola…

Quello che invece non mi ha convinta particolarmente – come era già successo nel precedente romanzo – è la “componente gialla” della vicende. La Dabos inserisce un “caso” particolare dentro la storia generale, un mistero da risolvere in tempi più brevi per Ofelia. Ma questa storyline è a mio avviso piuttosto debolina, soprattutto nella sua risoluzione. Dopo tanto interrogarsi sulle aggressioni al Memoriale e sull’identità del “mostro” scoprire il responsabile ci lascia piuttosto freddi. Sicuramente una soluzione imprevedibile e imprevista, ma non abbastanza d’impatto.

Il libro si chiude con “l’inizio della fine”, ovvero l’inizio del crollo delle Arche che era stato profetizzato. Il tempo stringe per Ofelia, Thorn e tutti gli altri. Come si concluderà la loro avventura? Per saperlo dovremo aspettare l’uscita in Italia del quarto e ultimo volume della serie, “La tempête des échos”.