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Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti

Testata: Rai Letteratura
Data: 13 novembre 2019
URL: https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2019/11/Elena-Ferrante-La-vita-bugiarda-degli-adulti-93061e91-8bb5-4b2f-a187-f99d3e12e3a1.html

Sta facendo la faccia di Vittoria, dice il padre di sua figlia Giovanna, una di quelle cose che si dicono in modo sbadato e che possono mandare in pezzi il delicatissimo equilibrio di un’adolescente. Siamo nelle prime pagine del nuovo romanzo di Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti, pubblicato da e/o: Giovanna adora suo padre e non sa nulla della zia Vittoria, se non che in famiglia è considerata alla stregua di un diavolo. Per prima cosa Giovanna si preoccupa di essere diventata brutta, poi anche di essere cattiva come la zia. Da quella frase nasce in lei il bisogno di vedere Vittoria, di confrontarsi con lei a tu per tu, e i suoi genitori, che temono la cattiva influenza della donna, non possono opporsi all’intensità di questo desiderio. Ferrante immerge nuovamente il lettore in una Napoli bifronte: da una parte il Vomero, dove abita Giovanna, circondata dall’ affetto, gli agi e la cultura dei suoi, dall’altra la città infida e promiscua dove vive Vittoria, che per mantenersi fa la serva in casa di altri. Scopriremo insieme alla protagonista che i due mondi non sono poi così lontani tra loro: se la zia è diventata amica della moglie dell’uomo con cui aveva una relazione e fa da vice mamma ai suoi figli, anche il padre da lei finora idolatrato porta avanti da anni l’adulterio sotto gli occhi di tutti. Romanzo di una dolorosa formazione ambientata all’inizio degli anni novanta, La vita bugiarda degli adulti, racconta di Giovanna che cerca una propria via tra la propensione allo studio che le viene dai genitori, l’attrazione per la vita apparentemente più spensierata dei ragazzi che le ha presentato Vittoria, l’amore improvviso per Francesco che è bello, colto, fidanzatissimo e vive a Milano. Giovanna scopre l’arma del sesso per piegare i ragazzi ai suoi desideri e scopre il piacere di stupire gli altri con il suo intelletto. Come nella quadrilogia dell’Amica geniale si resta incollati alle pagine della Ferrante e ammirati di fronte alla sua capacità di aderire alla fisicità dei suoi personaggi, che una volta finito il libro, continuano a ripresentarsi alla mente con la loro imperiosa vitalità.

Mi sforzavo, per sentirmi forte, di riconoscere in me i miei genitori. Ma specialmente la sera, prima di mettermi a letto, mi guardavo per l’ennesima volta allo specchio e mi sembrava di averli persi da tempo. Avrei dovuto avere un viso che li riassumesse al meglio e invece mi stava venendo la faccia di Vittoria. Avrei dovuto avere una vita felice e invece stava cominciando un periodo infelice, senza mai la gioia di sentirmi come si erano sentiti e si sentivano loro.