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L'Ossigeno di Sacha

Autore: Ghidetti
Testata: Quotidiano
Data: 22 gennaio 2020
URL: https://www.quotidiano.net/blog/ghidetti/lossigeno-di-sacha-48.1378

A parte il titolo, ci ho pensato a lungo ma proprio non l’ho capito, Sacha Naspini centra ancora una volta il bersaglio. Non esagero: Sacha è un grande scrittore (lo aveva dimostrato già nei precedenti romanzi, su tutti Le Case del malcontento) e le edizioni e/o un laboratorio narrativo di primissimo livello.

Il nuovo – che, ammetto, ho letto con colpevole ritardo – si intitola, appunto, Ossigeno, costa 16 euro ed è una storia costruita su quattro piani narrativi più un finale decisamente spiazzante. Ogni protagonista racconta le sue paure e le sue speranze, le sue azioni e i suoi fallimenti.

Una bambina, siamo nell’agosto del 1999, scompare nel nulla. Lei, Laura, ha otto anni. Viene ritrovata, in un container, nel 2013. Viva. A tenerla segregata un illustre e perciò insospettabile professore, Carlo Maria Balestri, padre di Luca. Il maniaco viene ovviamente messo in carcere. Luca inizia un percorso terapeutico. Un recupero psicologico difficilissimo. Laura lo stesso. La madre di Laura, che nel frattempo si è rifatta una vita con un altro uomo dopo anni di disfacimento e miseria e alcool e droghe, anche. Insomma, è come se il pervertito professore avesse chiuso tutti i protagonisti in un container. Protagonisti che hanno in comune, a parte la psicoterapia, un’attenzione comprensibilmente morbosa per Laura. La seguono, cercano di capire come sta, che cosa fa e perché lo fa. Un esercizio defatigante che li metterà a durissima prova e con esiti indefinibili (e indefiniti). Sì, perché Laura (anche la sua voce narrante lo spiega bene) non è così “anormale” come ci si potrebbe aspettare da chi è vissuto legato a una catena per quattordici anni. Macché. E’ colta, sa e conosce tutto, non è rimasta indietro (anzi) nella conoscenza delle nuove tecnologie, è, di fatto, l’autrice di molti saggi del professore-mostro (l’ha violentata? No, nemmeno sfiorata, la tortura è stata psicologica).

Quindi, ognuno la vede in un certo modo e ognuno la racconta dal suo punto di vista. Anche la sua amica Martina che passerà la vita oppressa dai sensi di colpa. Laura vive la sua terza esistenza (dopo l’infanzia e la segregazione) in modo “normale”, diciamo. Una normalità che però suscita in tutti un interrogativo: qual è il suo fine? Riappropriarsi del presente? Vendicarsi? Vivere e basta? Il lettore legga questo inquietante e superbo romanzo e lo capirà, io non posso certo raccontarvelo.

Sia chiaro: non è opera di facile lettura, nonostante la limpida cifra stilistica dello scrittore grossetano. Quello che mi ha colpito è la strabiliante capacità di Naspini di narrare una storia dura e cattiva tenendoti ben fermo. Insomma, impossibile distrarsi, se cominci devi per forza arrivare alla fine. E poi la concatenazione degli eventi. E ancora i protagonisti travolti da una vita che non hanno scelto. E tanto altro ancora. Fino, come ho accennato, al finale. Che non ti aspetti, ma che conferma… Leggete Sacha e poi, se vorrete, ne parliamo. Bravo, bravissimo.