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Il canto dell’usignolo di Lian Hearn

Testata: Esmeralda viaggi e libri
Data: 27 gennaio 2020
URL: https://www.esmeraldaviaggielibri.it/il-canto-dellusignolo-di-lian-hearn/

Venivo da una settimana priva di letture, non mi veniva proprio nemmeno voglia di aprirlo un libro, non so se vi è mai capitato…venerdì però mi sono imposta di farlo e la scelta è ricaduta su questo romanzo che concentra in sé diversi generi. Potrei azzardarmi a definirlo un fantasy storico, ma non sono certa che questo sia esatto soprattutto perché l’autrice nelle note iniziali specifica che il carattere dell’opera è puramente immaginario benché sia ambientato nel Giappone del periodo feudale, insomma uno storico storcerebbe sicuramente il naso, ma io che storica non sono ho trovato la scelta davvero avvincente. Questo è l’anno del Giappone per me, ho passato quasi trentacinque anni della mia vita senza leggere nemmeno un libro ambientato in quella nazione e in nemmeno un mese sono già a quota tre. La cultura giapponese mi ha sempre affascinato, ma non ho mai sentito l’esigenza di approfondirla, invece adesso vorrei saperne sempre di più. Il Giappone presentato ne Il canto dell’usignolo è spietato ma incantevole. Spietato per le lotte di potere e incantevole per le ambientazioni.

Prima ancora di cominciare la narrazione il libro presenta la mappa e i personaggi, un punto a favore perché all’inizio venire a capo di tutto non è semplice e questi due elementi aiutano molto il lettore.

Tomasu è un ragazzino che vive a Mino un villaggio di montagna in cui stanziano Occulti, una comunità pacifica che si dedica alla preghiera, cosa non vista di buon occhio da chi detiene il potere. Una sera mentre torna a casa da uno dei suoi giri nei boschi trova ad attenderlo solo morte e distruzione, la sua comunità pacifica non esiste più e se non fosse per un guerriero che accorre in suo aiuto nemmeno lui sarebbe più di questo mondo. L’uomo che lo salva dai Tohan è Otori Shigeru del clan degli Otori di Hagi. Lo prende con sé, deciso ad adottarlo e cambia il suo nome in Takeo. Shigeru e Takeo si mettono in cammino per tornare nelle terre degli Otori e avere così la protezione di cui necessitano. Takeo man mano che vive con Shigeru capisce che non si trovava lì per caso, ma non riesce a darsi una spiegazione logica a questo sentimento che cresce in lui. Per un periodo Takeo smette di parlare e comincia ad affinare l’udito, nulla passa inosservato al suo orecchio, sente tutti i discorsi, riconosce i passi, riesce a capire quante persone si trovano in una stanza udendone i respiri. Takeo crede sia perché ha deciso di non utilizzare più la parola, ma è molto più di questo a renderlo speciale. Takeo è infatti figlio di uno degli ex membri della tribù, uno dei migliori assassini che sia mai stato in circolazione e da lui ha ereditato ciò che lo rende così prezioso. Il problema è che la Tribù, dopo essere venuta a conoscenza della sua esistenza, non può lasciarlo libero di essere uno del clan Otori, la Tribù prima o poi verrà a reclamarlo che il ragazzo voglia o meno farne parte è a loro che appartiene e non può far nulla per fermare il destino e la predestinazione.

Takeo viene iniziato alle armi da un membro della Tribù perché deve essere pronto a ogni evenienza, ma il suo animo pacifico mal si sposa con gli omicidi, lui è capace di uccidere solo se mosso da compassione, per alleviare le pene di chi sta morendo di una morte atroce. Gli insegnamenti di una vita non possono essere cancellati con un colpo di spugna e Takeo lo comprenderà crescendo. Oltre alla lotta apprenderà anche la scrittura, la lettura e diventerà molto abile nel disegno, un’arte in cui eccelle e che gli permette di sentirsi libero in un mondo che lo vuole inquadrare a ogni costo.

Per Takeo, Shigeru diverrà come un padre, nutrirà per lui un affetto sincero e deciderà di combattere al suo fianco qualsiasi battaglia, insieme ordiranno un piano per riuscire a eliminare l’uomo che tiene tutti sotto scacco in un clima di puro terrore: Iida Sadamu. Per ucciderlo dovrà riuscire a camminare sul ‘pavimento dell’usignolo’ senza farlo cantare, difficile ma non impossibile per chi ha doti sovrannaturali come Takeo.

Arriverà però il momento in cui tutto si complicherà, in cui l’amore farà capolino nella vita di Takeo portandogli in dono Kaede Shirakawa, una ragazza di nobili origini che ha passato oltre metà della sua vita in ostaggio al castello di Noguchi trattata come una serva. Kaede ha molto da dire e da dare e i capitoli a lei dedicato si alternano con quelli di Takeo, almeno fino al momento in cui le loro strade si incroceranno. Kaede e Takeo sono due giovani i cui destini sembrano già scritti, una relaziona tra loro non è nei piani, ma quando Cupido scocca la sua freccia restare distanti sembra impossibile.

Sono davvero felice di aver dato una possibilità a questo libro primo della saga degli Otori e continuerò a leggerla man mano che usciranno i nuovi capitoli perché è avvincente e differente da tutto ciò che ho letto fino ad oggi. C’è molta violenza, ci sono spargimenti di sangue, ma il tutto viene bilanciato dai rapporti personali, dall’amore e dalla speranza che non cessa mai di pulsare anche quando tutto sembra perduto. Ci saranno tradimenti, morti inaspettate e dolorose. La vendetta è il punto focale dell’intera narrazione, i protagonisti la cullano, la coltivano, la alimentano. La vendetta è viva e non smetterà mai di esister. Consiglio Il canto dell’usignolo a chi ama le storie in cui fidarsi ciecamente di qualcuno è un’impresa quasi impossibile, a chi si nutre di vendetta e a chi crede che l’amore complicato sia l’unico degno di essere raccontato.