Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Quando la solitudine è una crepa vischiosa

Autore: Andrea Colombo
Testata: Il Manifesto
Data: 4 febbraio 2020
URL: https://ilmanifesto.it/quando-la-solitudine-e-una-crepa-vischiosa/

Un divo del porno di medio calibro sul viale del tramonto, messo al tappeto dall’età e da un ictus, di fronte solo le grame prospettive di chi nella vita sa fare una cosa sola e quasi non è più in grado di farla. Un anziano travestito con alle spalle una vita turbolenta e qualche macchia sulla coscienza, proprietario di una pensione che ha visto giorni migliori e si avvia a vederne di peggiori, l’ultimo dei tanti amori della sua vita appena finito e per ultima consolazione soltanto il prendersi cura dello sprovveduto Priapo in disarmo.

UNA DONNA MISTERIOSA, La signora del martedì che regala il titolo all’ultimo libro di Massimo Carlotto (edizioni e/o, pp. 212, euro 16.50), che ogni martedì, da anni, paga l’ormai non più gagliardo gigolò per un’ora di sesso che a lui non basta più e per lei costituisce invece il confine invalicabile di un’intimità limitata al letto nella pensione del «signor Alfredo», l’attempato travestito, che per Bonamente Fanzago, il pornodivo, è casa. In comune i tre personaggi hanno una sola cosa: la solitudine che li circonda, li assedia, li tiene in ostaggio, minaccia di trasformarsi in definitiva, assoluta, e dunque li terrorizza tutti, ciascuno a modo proprio. Sono la solitudine e la paura della solitudine a comporre la miscela incendiaria che spezzerà alcune vite e travolgerà l’esistenza dei protagonisti, sradicandoli dai ripari nei quali pensavano di aver trovato una volta per tutte rifugio dopo una vita tempestosa. Ma raramente un noir, per applicare la definizione d’uso corrente a un romanzo che tira l’elastico del genere letterario e delle sue convenzioni sino a spezzarlo, aveva messo in scena una trama così torva e insieme così insensata, una tragedia provocata da equivoci, gelosie malriposte, momentanee ma fatali perdite di controllo, gesti e scelte dettati da ottime intenzioni che si risolvo puntualmente in pessimi esiti. Ci andranno di mezzo e a volte ci rimetteranno la pelle, quasi senza ragione, figure ignobili e personaggi di alta levatura.

EPPURE NESSUNO è del tutto innocente, tutti hanno una propria colpa nascosta e d’altra parte nessuno è completamente iniquo, davvero colpevole. Carlotto ha il senso delle sfumature, necessario per fare di una storia a tratti surreale, non priva di punte granguignolesche, una chiave per comprendere la realtà, una scorciatoia sul sentiero del realismo. L’eccezione, nell’ambiguità morale che abbraccia tutti i personaggi, è l’attore, il cui candore è direttamente proporzionale all’incapacità di gestire la propria vita, sentimentale, ingenuo come un bambino, reso ancor più emotivamente fragile dall’ictus. L’ironia nascosta dietro la scelta di rendere un attore porno inetto, inaffidabile, non molto intelligente e indifeso, l’unico personaggio positivo, quasi solare, in una storia che per il resto conosce quasi solo le nebbie dell’anima è evidente.

LA SOLITUDINE di Nanà, Fanzago e del «signor Alfredo» è una dimensione esistenziale generalizzata, condivisa da tutte le figure che fanno capolino in veste di comprimari nel romanzo. Quel disagio puntiforme, sempre cupo, spesso gretto, si sedimenta nelle ricorrenti «cacce al mostro» di cui i tre protagonisti rischiano di essere stavolta vittime, Nanà per la seconda volta. Il realismo allegorico di Carlotto perde il manto dell’allegoria e si trasforma in puro realismo quando lo scrittore, nella sua prova più autobiografica avendo alle spalle una vicenda giudiziaria quasi identica a quella di Nanà, mette all’indice il carrozzone mediatico-giudiziario che da anni impone le sue regole, processa in tv, condiziona l’opinione pubblica, prepara sul piccolo schermo il terreno per i procedimenti giudiziari. Quel carrozzone ha anticipato non di mesi ma di decenni le oscenità di Salvini al citofono, con mandrie di sedicenti giornalisti che inseguono persone ancora neppure iscritte nel registro degli indagati strillando domande idiote tipo «Allora, ha strangolato quella persona? Ce lo dica, stiamo solo facendo una domanda da cronisti. La ha uccisa? Come? Dove la ha sepolta?». Il leghista, nella sua esaltazione del linciaggio, più che alle squadracce si ispirava a Chi l’ha visto?.

I TENTATIVI DELLA DONNA di rifarsi una vita puntando su intelligenza, creatività e carattere sbattono sempre contro la voracità di quel circo che non chiude mai i battenti e se passa da una vittima all’altra non dimentica né prescrive. «Sei solo un vecchio orso del circo della cronaca nera, pronto a ballare alla musica di sbirri e giornalisti per una massa di idioti feroci», le sbatte in faccia, realistico, uno dei personaggi del romanzo. Rientra nell’ironia sottile dell’autore l’esito per cui solo dopo essersi rassegnata a questa cruda realtà la signora del martedì riuscirà a infrangere, forse per un po’, forse per sempre, la gabbia della solitudine.