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Salina. I tre esili

Autore: Claire Devarrieux, Libération
Testata: Internazionale
Data: 14 febbraio 2020

Molte pietre sotto i piedi della protagonista, molto silenzio intorno a lei, molta calma in tutte le circostanze da parte dei personaggi positivi: siamo in un racconto leggendario di Laurent Gaudé, a chilometri di distanza dalla nostra vita quotidiana. Salina, sottotitolato I tre esili, racconta l'arrivo di Salina, quando era una neonata nel clan Djimba, che l'ha adottata, e la sua morte. Il suo terzo figlio, il preferito Malaka, deve seppellirla. Ma perché questo sia possibile, il cimitero deve accettarla. È una bella invenzione narrativa. Il prezzo da pagare per entrare nel cimitero è una storia convincente. Salina è difficile da definire. È una donna intrattabile e infelice. Non ha mai parlato con il suo primo figlio e non l'ha mai amato, perché è nato dal matrimonio con un uomo che odiava. E non ha forse ucciso il suo secondo figlio, lo strumento della sua rivalsa? Non è infine tornata al villaggio per tormentare l'uomo che avrebbe voluto sposare? Malaka, di fronte al cimitero, quando racconta la vita di sua madre nel modo più onesto possibile, è costretto a ripercorrere la prima notte di nozze, lo stupro perpetrato dal marito che Salina non amava. Deve parlare, perché sono questi dettagli che hanno alimentato la rabbia di Salina per anni. Laurent Gaudé arriva al punto di evocare la necessità di "oscenità cruda".