Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Da Chopin ho imparato a suonare con le parole

Autore: Alberto Riva
Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 17 luglio 2020

IL PIÙ rappresentato drammaturgo di lingua francese (50 Paesi), il romanziere più tradotto (46 lingue), padrone di un teatro a Parigi ("Rive Gauche"). Premio Goncourt, regista e persino attore. insomma, Eric-Emmanuel Schmitt è una specie di Molière dei giorni nostri. Eppure, l'autore di libri celebri come Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, di testi teatrali in scena ininterrottamente da un quarto di secolo, vedi Il visitatore, Piccoli crimini coniugali e Variazioni enigmatiche (diventati anche film), è innanzitutto un filosofo: «Ho insegnato filosofia all'università per anni» dice. I suoi racconti, in effetti, che siano in scena o sulla pagina, provengono dal conte philosophique settecentesco: c'è un eroe. c'è una sfida, a volte un inganno, sempre un colpo di scena e alla fine una morale. Forse per questo, Schmitt è anche lo scrittore più letto nelle scuole francesi. Ma, il sessantenne nato a Lione in una famiglia di sportivi («i miei avevano tutto, testa e gambe», sottolinea), oggi cittadino belga, è stato anche un compositore mancato, e lo racconta nel libro che esce adesso per le edizioni e/o, Madame Pylinska e il segreto di Chopin, storia semi-autobiografica di un'iniziazione alla vita e alla scrittura attraverso la scoperta del pianoforte: «È stato Chopin a farmi capire che avrei dovuto suonare, sì, ma non con le note, bensì con le parole. Chopin mi ha insegnato il segreto della parola intima».

Cosa vuol dire?

«Che non bisogna scrivere per la folla. Non è la folla a leggerci, ma un individuo. Scrivere è un rapporto tra anime, da spirito a spirito. Il successo, quando c'è, è la somma degli individui».

Ha detto anche che il suo maestro dl scrittura è stato Mozart. Perché?

«Mi ha insegnato la semplicità, da non confondere con il semplicismo. La semplicità è risolvere le difficoltà, il semplicismo è l'ignoranza delle difficoltà. Mozart è profondo senza esibizione».

Lei è letto sia dai ragazzi che dagli adulti. Qual è il segreto?

«Il segreto è Mozart! La sapienza della semplicità».

Ha inserito il romanzo nel "ciclo dell'invisibile", i libri in cui affronta i temi religiosi. Perché?

«Sono storie dove un giovane, di solito, entra nel mistero della vita. La musica è una grande esperienza spirituale».

Nella scrittura chi sono i suoi maestri?

«Voltaire e Diderot. Hanno reso accessibile e gioiosa l'intelligenza. Amo la loro vivacità. Del Novecento mi piace la leggerezza di Italo Calvino».

La leggerezza è anche lo humour dei suoi romanzi?

«Ridere mi ha aiutato a superare situazioni drammatiche. È il tema di Oscar e la dama rosa. La distanza dello humour ci salva. In Monsieur Ibrahim il vecchio chiede a Momo perché non sorrida mai, e il ragazzino risponde che solo chi è felice sorride: "No", gli dice il vecchio,"è sorridere che rende felici". Sorridere deve essere un atto volontario».

Momo è un omaggio al personaggio di La vita davanti a sé di Romain Gary?

«Gary è uno dei miei autori prediletti. Da lui ho imparato a osare la tenerezza: a volte è una tenerezza disperata, lacerante, altre volte luminosa. Non sarei lo scrittore che sono senza di lui».

Lei cita sempre suo nonno, orafo, come grande esempio. Perché?

«Per decenni, a fine giornata, raccoglieva la polvere d'oro residua e la versava in una boccetta di vetro. Io lo prendevo in giro: "Ma nonno, è pochissima!" E lui: "Vedrai...". Quando è morto, a sessantadue anni, mia nonna, vedova senza un soldo, da quelle boccette ricavò sette lingotti d'oro».

Sembra una delle sue storie.

«Ma é vera, ed e una storia meravigliosa sul valore della pazienza. Nella vita dello scrittore convivono il gesto dell'artista e i mille gesti dell'artigiano. Scrivo di getto e poi pulisco, limo, taglio, ricomincio...»

Quali sono i suoi libri più letti a scuola?

«I più piccoli leggono Il figlio di Noè e Oscar. Quando sono più grandi, La parte dell'altro, un libro più complesso, su Hitler».

È anche il tema della sua pièce più famosa, Il visitatore. Come è cambiata, nel pubblico, la percezione del nazismo in questi venticinque anni?

«È cambiato tutto. Chi ha vissuto quel tempo non c'è più. Siamo tutti nati dopo. Per me non è più un problema storico, bensì filosofico: come si fabbrica l'odio dell'altro?».

Quanti libri ha venduto, lo sa?

«No. Cinque-sei anni fa eravamo a 22 milioni. Adesso credo siano molti di più».

Che rapporto c'è tra scrittura teatrale e romanzo?

«Due cose completamente diverse. Il teatro nasce da una crisi, che è il problema del filosofo. Il teatro inoltre ignora il tempo, la durata. Il romanzo invece vive nel tempo e descrive il mondo. Dopo i quarant'anni, ho cominciato a scrivere romanzi perché volevo raccontare storie che si sviluppassero nel tempo».

È vero che da bambino copiava le commedie di Molière?

«Ma anche Hugo, Racine, persino Beckett! Amavo il pastiche, imitavo facilmente gli stili, finché tra i venti e i trent'anni mi son chiesto: e il mio, di stile? Mi aveva colpito quella frase di Jean Cocteau: il camaleonte a furia di stare su una coperta scozzese è morto di stanchezza!».

A quell'età però aveva già visto mostri sacri recitare i suoi testi: Alain Delon, Jean-Paul Belmondo, Charlotte Rampling...

«È stato come attraversare lo schermo del cinema. Non è possibile spiegare cosa sia la presenza di un Delon o di una Rampling. È un segreto che non sì può penetrare, solo frequentarlo e lasciarsi arricchire».

Spesso recita lei stesso le sue pièce. Non si fida più degli attori?

«Oh no! È stato casuale. Una sera a Parigi mancava l'attore che doveva leggere Monsieur Ibrahim e mi chiesero di farlo io. Ho cominciato come attore di riserva! Poi mi son messo a lavorare sul corpo e sulla voce. Vado a scuola da un mimo. Una volta, in una riunione del Goncourt, Bernard Pivot mi ha detto: sei l'unico scrittore al mondo ad avere un insegnante di mimo!».

In definitiva, perché si scrive, Monsieur Schmitt?

«La scrittura deve essere sempre una scoperta, un rischio. Si scrive per mettersi in discussione».