(...) Carole Martinez, insegnante e appassionata di teatro, è una delle voci più originali della narrativa francese contemporanea. Sono stati pubblicati in Italia Il cuore cucito e La vergine dei sussurri, premiati con numerosi riconoscimenti, tra cui il Prix Renaudot des lycéens 2007 e il Prix Goncourt des lycéens 2011. Dormi il tuo sonno animale è un’avventura visionaria, nata dal confinamento con marito e figlia durante la pandemia di COVID-19. La Martinez ha sempre avuto paura delle epidemie e fin dall’infanzia ha imparato a controllare le sue paure raccontandosi storie. Lo fa anche questa volta, prende un’altra epidemia - di sogni in questo caso . e ne fa il soggetto della finzione del romanzo. Dal capitolo iniziale in cui Eva racconta la sua gravidanza e il parto al secondo c’è un salto temporale di otto anni. Lucie è una bambina catapultata in un territorio desolato e selvaggio nella Camargue, lontana dal mondo ed è qui che è ambientata la maggior parte della storia. La madre l’ha portata via da Parigi per sfuggire a Pierre, che si è rivelato un uomo violento. Vanno a vivere in una piccola capanna di guardiani, male in arnese e scossa dal forte Mistral. Lucie segue tre uccelli: è questa la prima immagine che l’autrice ha usato per avviare la narrazione. È una bambina curiosa, pronta alle scoperte, la natura la attrae e questo aspetto andrà aumentando nel corso del romanzo. Eva ha l’abitudine di ascoltare e commentare i sogni della figlia, che ha un mondo onirico ricchissimo. L’autrice invece non ha un buon rapporto col sonno, ne ha paura, fa fatica ad addormentarsi, non ricorda i sogni e ha avuto degli incubi notturni che l’hanno turbata molto. Così per il romanzo ha studiato il sonno, ciò che ne dicevano gli scienziati, gli etnologi, i religiosi. La Camargue è adattissima per parlare di sogni, è essa stessa un paesaggio da sogno, con l’acqua dolce che si mischia con quella del mare nel delta. È ricca di colori: il bianco dei cavalli, il nero dei tori, il rosa dei fenicotteri. È una terra che può sembrare lugubre d’inverno, ma è allo stesso tempo magnifica e sublime. Una notte Lucie ha un incubo e urla. La mamma accorre cercando di consolarla, ma lei non è la sola ad averlo fatto. Alla stessa ora tutti i bambini che vivono lungo il quinto meridiano est hanno urlato e questo grido avanzerà durante la notte facendo il giro del mondo. Un fenomeno inspiegabile e terrificante, tutti hanno fatto lo stesso sogno e nessuno lo racconta. I loro incubi ricorrenti scateneranno sulla terra flagelli di vario tipo che fanno il giro del globo alla velocità della rotazione terrestre, abbattendosi sull’umanità. Chi innesca questi sogni? Chi scatena quelle tenebre? Come si possono fermare piaghe che sembrano inarrestabili? Per questo la Martinez ha riletto l’inizio dell’Antico Testamento usando il sogno come modalità di trasmissione tra Yahve e i suoi profeti e ha analizzato le diverse piaghe inflitte all’umanità. In Camargue vive Serge, un uomo oscuro di cui Eva ha inizialmente paura, ma con cui lei e la figlia faranno presto amicizia. È il loro vicino di casa, un uomo solitario, riservato e dall’odore selvaggio che ascolta la radio per seguire la storia dei bambini e per coprire i suoi acufeni. Eva e Serge cercano di venire a capo del mistero e la loro ricerca è un viaggio che sfida la logica della realtà materiale, un’avventura in cui si mischiano passato e presente, sonno e veglia, amore e odio. Per Carole Martinez attraverso la narrazione romanzesca si possono raccontare cose molto intime. Per quattro anni ha tessuto un bozzolo attorno a lei per scrivere questo romanzo, che contiene anche le persone che ha perduto durante la scrittura: il padre e la madre. In buona parte dei suoi romanzi l’autrice ha come tema ricorrente l’amore filiale, l’amore genitoriale, è un mistero della vita e il terzo mistero del romanzo. Il periodo della pandemia è stato per l’autrice un momento folle, in cui, pur essendo isolati, tutti erano collegati tramite internet, la radio, la televisione per vivere un evento fuori dal comune. Importanti per l’avvio del romanzo sono state le parole di sua figlia che diceva di non volere mai figli in un mondo come quello. L’autrice crede veramente che i bambini siano degli iniziatori, dei promotori e che attraverso loro si possa riscoprire il mondo. Un mondo pieno di bellezza.