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Una foglia di libri

Autore: Federica Bassignana
Testata: Il Foglio
Data: 1 aprile 2026

“Là dove tutto finisce, apri le ali", scriveva Blanca Varela. Mathias Enard cita i versi della poetessa peruviana all'inizio del suo romanzo Malinconia dei confini. Nord come se fosse una dichiarazione di intenti del suo libro: guardare oltre i limiti e fare quel salto definitivo verso nuovi orizzonti. Qual è il senso delle frontiere, della letteratura, della memoria, della storia? Soprattutto: della vita e della morte? A partire da questi interrogativi nasce la sua intuizione a dare forma a un atlante umano e letterario da percorrere e in cui perdersi. Il progetto si compone di quattro volumi che seguono l'alternarsi delle quattro stagioni: il primo punto cardinale esplorato è il Nord, che si delinea in un autunno berlinese, a cui seguiranno un'estate nel la penisola iberica (Sud), una primavera nei Balcani (Est) e un inverno nel continente americano (Ovest). Il primo romanzo inizia a Berlino, sotto un cielo viola, feroce, percorso da ombre e dal fremito dei pioppi, quando l 'autore esce dalla clinica di Beelitz dove è ricoverata la sua cara amica E., reclusa nell'inverno della sua mente a causa di un ictus. Per sfuggire alla tristezza che attanaglia più del freddo berlinese, il narratore inizia una passeggiata tra le vie della città: tra suggestione e malinconia, in ogni passo Enard attraversa il tempo lento di una riflessione che intreccia i ricordi, i pensieri personali e la memoria storica del luogo. Emergono così le tracce ancora attuali della Prima e della Seconda guerra mondiale, le guerre interiori, la ricerca di senso, l 'Unione sovietica, l'architettura, l'arte, le divisioni tra est e ovest. "Infine la notte d'autunno berlinese, con la facilità con cui si spinge sott'acqua la testa di un nuotatore che non ha nulla cui aggrapparsi, mi fece piombare di nuovo, cupezza e malinconia, fra le armonie stridule dei bicchieri di vetro che ruotavano nella notte infinita delle palpebre di una musicista cieca", dice il narratore. In questa atmosfera, il vagabondare dell'autore diventa una faccenda di ostinazione, di perseveranza, di margini e limiti da esplorare con urgenza e poesia: "Tremando di freddo nella pioggerella, ebbi a un tratto la sensazione che solo il passeggiare e il camminare si confacessero alla letteratura, proprio come d'autunno fantastichiamo sugli insetti che con il loro ultimo volo erratico da un fiore morente a un fiore morto e il loro ronzio terminale ci fanno pensare, scavalcando l'inverno, alla primavera che verrà".