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Monet, killer, ninfee: non guarderemo più l'arte come prima

Autore: Andrea Valle
Testata: Libero
Data: 2 aprile 2026

(...) Come definire La sindrome dell'Orangerie (Edizioni e/o, pp. 448, euro 22) di Grégoire Bouillier? Non si va lontani se la si inquadra come autofiction investigativa. Con un ritmo incalzante e una scrittura che mescola erudizione e ironia tagliente, lo scrittore francese scava nella biografia del pittore di Giverny, interrogando non solo i quadri, ma anche i documenti storici, i lutti dell'artista e il contesto della Grande Guerra, portando i lettori nella vita di Monet ma anche in viaggio nella storia, perché per "risolvere il caso" Bmore deve passare anche da Auschwitz. Per scoprire che la "sindrome" del titolo è quella vertigine che colpisce chi guarda troppo a lungo nell'abisso della bellezza e che, dietro la pace bucolica di uno specchio d'acqua, può celarsi una violenza sotterranea, un tentativo disperato di fermare il tempo e la morte. E dunque, come immersi nello stagno dei capolavori, si va avanti per ossimori. Una delle paranoie ricorrenti di Bmore riguarda la geometria nascosta dietro le ninfee, si convince che Monet abbia disseminato indizi cifrati nelle tele. Non solo. Il viaggio mentale porta l'investigatore alla convinzione che l'architettura stessa del museo sia una trappola per la mente o un messaggio in codice lasciato dal pittore per i posteri e dunque passa pagine intere a calcolare la curvatura delle sale dell'Orangerie. Una paranoia che proietta su Monet una sorta di ombra sinistra. Invece di vedere il vecchio nonno dell'Impressionismo che dipinge fiori, Bouillier si ritrova a osservare un uomo che ha "giustiziato" lo spazio e il tempo. Un killer delle Ninfee, tanto che Bmore arriva a trattare le piante acquatiche come se fossero prove su una scena del crimine, arrivando a sospettare che le ninfee non siano fiori, ma «macchie solari» o, peggio, buchi neri che minacciano di risucchiare l'osservatore. Forse, dopo aver letto questo "romanzo", non guarderemo mai più nessuna opera d'arte come prima...