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La mia India di tradizioni e lotta per la libertà

Autore: Silvana Mazzocchi
Testata: La Repubblica
Data: 26 luglio 2015

Ritratto appassionato dell’India di metà Ottocento, Padiglioni lontani, il romanzo più famoso diMary Margaret Kaye , era ormai irreperibile da decenni. Pubblicato nel 1978, apparve in Italia poco dopo pubblicato da Sperling & Kupfer e quel romanzo di storia anglo indiana, epopea avventurosa e romantica con al centro una travolgente storia d’amore, si trasformò in un bestseller mondiale da quindici milioni di copie. In seguito, sull’onda del successo, divenne anche un film, Blade of steel, da una miniserie in tre puntate e un cast stellare con Ben Cross, Amy Irving, Cristopher Lee e il mitico Omar Sharif, una delle produzioni più costose della televisione inglese dei primi anni Ottanta. Seguì l’oblio. Fino a oggi quando, per iniziativa di edizioni e/o, il capolavoro dell’autrice di origini britanniche, nata in India nel 1908 e morta in Inghilterra nel 2004 (per sua volontà, le ceneri vennero disperse nel lago indiano Pichola, nei pressi di Udaipur), torna in libreria nella meritevole collana “Gli intramontabili”, accanto a ripescaggi del calibro di L'innocenza delle caramelle di Tennessee Williams o La melodia di Vienna di Ernst Lothar. Mary Margaret Kaye aveva vissuto a lungo in Gran Bretagna, ma la maggior parte della sua esistenza l’aveva trascorsa in India. Amava quel paese dove aveva ricordi infantili indelebili e, per testimonianza diretta, ne conosceva anche la storia passata. Aveva forti legami con l’apparato britannico (ne fecero parte il padre, il fratello e il marito) ma, a ispirare Padiglioni lontani, fu sopratutto il nonno che servì a lungo nel corpo scelto delle Guide. E, nonostante i numerosi viaggi compiuti nel mondo con il marito colonnello e i numerosi libri scritti nel tempo attraversando i generi più vari, racconti per ragazzi, storici e gialli, dedicò un impegno straordinario e ben quindici anni della sua esistenza a preparare, scrivere, limare e riscrivere il romanzo della sua vita. Oltre mille pagine di intrecci, amori, violenza e senso dell’onore, con intorno la cornice di quell’età del dominio britannico (erano gli anni della regina Vittoria), con le sue passioni e tradizioni, religioni e leggende, crudeltà e riscatti. Ashton Pelham-Martyn, Ash, figlio di uno scienziato britannico in viaggio attraverso l’India al seguito dell’esercito invasore, perde ambedue i genitori. La madre, indiana, muore di parto, mentre il padre viene falciato dal colera alla vigilia della rivolta dei Sepoy nel 1857. I rivoltosi uccidono chiunque abbia a che fare con gli odiati dominatori,ma Ash viene salvato dalla balia, Sita, una giovane indù che lo adotta e lo nasconde sulle montagne al nord del Paese. Il ragazzino conosce il giovanissimo Marajà e poco dopo entra al suo servizio, stringendo amicizia con la sorellastra Anjuli, che diventerà l’amore della sua vita. Ash ha appena 11 anni quando, in seguito a un attentato, è costretto a fuggire; Sita si ammala e, dopo aver rivelato al ragazzo la verità sulla sua provenienza, gli consegna il denaro e i documenti che le aveva affidato suo padre. Ash torna dai suoi parenti inglesi ma, a 19 anni, torna in India in qualità di ufficiale nel corpo delle Guide. Lacerato dalle sue due identità, si sentirà sempre diviso tra le due culture di appartenenza, indiana e inglese. Tra difficoltà di ogni genere, incontrerà di nuovo la sua amata Anjuli e, con lei e per lei, vincerà ogni travaglio e incertezza, anche se dovrà superare battaglie e intrighi, lotte di religione e culture per vivere la sua passione e per cambiare finalmente l’India. Padiglioni lontani non è solo un romanzo storico e una storia d’amore travolgente, è soprattutto un affresco che ritrae con sguardo insuperato l’enorme complessità dell’India. M.M. Kaye ha saputo raccontare come nessun altro quel Paese, con le sue mille anime, i costumi, la magia, le usanze e le sue millenarie tradizioni, contraddittorie, immobili o in cammino.