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Tutte le vite vissute da un figlio del Novecento

Autore: Alberto Sebastiani
Testata: La Repubblica
Data: 30 ottobre 2016

«Sono nato da uno sperma vecchio»: Nemesio junior, o meglio Nemo (nome che rimanda al tempo stesso a Omero, a Verne e all'animazione Disney), si sveglia ogni alba con questa frase in testa. Trentenne, da anni non ha rapporti con il padre, Nemesio Viti, pittore che proprio in apertura di Le cento vite di Nemesio di Marco Rossari, compie cent'anni. Milanese, uno dei ragazzi del '99 al fronte nella prima guerra mondiale, ha vissuto nella Germania di Weimar e a Parigi prima dell'invasione nazista, ha attraversato il fascismo e le avanguardie italiane, fatto il partigiano e l'intellettuale organico, e ora, nel 1999, il Comune di Milano gli dedica un'antologica per il centenario. Lui è ancora vivo. Ha seppellito parenti, mogli, un figlio e vive con una badante che piange sempre. Ma c'è ancora Nemo, maschera al museo nella sala di un'insignificante avanguardia milanese. Il romanzo, onirico e tragicomico, ne racconta la settimana cruciale della morte del padre, colpito da un ictus all'inaugurazione della mostra. Rossari, traduttore tra gli altri di Dickens, Twain e Cain, collaboratore di numerose riviste, autore di romanzi, saggi, poesie debitrici di Caproni e racconti satirici, boccacceschi e di riflessione sul Novecento, prova a concentrare questo patrimonio in Le cento vite di Nemesio. Nemo infatti riscopre incredibilmente in sogno la vita del padre in coma, le sue disgrazie infantili e le imprese artistiche, erotiche e politiche. Una storia inverosimile e fantastica su cui prevale l'ironia: tutto è raccontato da una disincantata voce che irride ogni cosa, a partire dai tanti personaggi, inventati o reali ma parodizzati, da Lombroso alla Aleramo, da Pajetta a Hemingway e Billy Wilder, tutti incontrati da Nemesio senior nella sua incredibile vita. Di fatto, Nemo ha un padre ingombrante, ma in questa settimana scoprirà, grazie ai sogni, che i complessi di inferiorità sono immotivati, che entrambi sono degli inetti. Un'allegoria che invita ad abbandonare il Novecento e a vivere. Che poi l'ironia permetta di uscire dal secolo breve, è da tempo materia di discussione.