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Patrizia Rinaldi e la responsabilità della speranza

Autore: Rossella Gaudenzi
Testata: Via dei Serpenti
Data: 25 gennaio 2017
URL: http://www.viadeiserpenti.it/patrizia-rinaldi-e-la-responsabilita-della-speranza/

Questo premio era atteso o inaspettato? Che cosa significa a livello letterario e quale l’impatto a livello pratico?

Non mi aspettavo questo premio. Ho iniziato a pubblicare tardi con continuità, sono quindi un’autrice relativamente recente. Quando ho ricevuto la telefonata ho sentito il cuore uscire dalla schiena, per questioni di onore e di esultanza. Sono stata investita da una sorpresa molto intensa, una forte impressione; forse anche perché mi sento periferica e quasi mai al centro delle situazioni. Cosa è cambiato? Credo sia aumentato il sentimento di responsabilità. In genere scrivo con serenità. Lavoro con editor consolidati, come Luisa Mattia e Federico Appel. Con l’assegnazione di questo premio è cresciuta la voglia di far bene, di non deludere. Ricevere Il Premio Andersen, premio serio e prestigioso, è stato professionalmente uno dei giorni più belli della mia vita. La giuria aveva letto tutti i miei romanzi, anche i libri per adulti, dimostrando grande cura. Insomma, ho provato onore, gioia, la sensazione di dover far bene, di migliorare.

«Un dato insolito nel panorama nazionale: la capacità di transitare senza sforzi e sempre con esiti quanto mai convincenti dalla scrittura per ragazzi a quella per adulti» si legge nelle motivazioni del Premio. Che cosa significa per Patrizia Rinaldi scrivere per ragazzi e scrivere per adulti?

Rispetto all’impegno non c’è alcuna differenza, c’è una differenza che mi propongo da sola: quando scrivo per ragazzi avverto responsabilità di speranza. La maggior parte dei miei libri per ragazzi è scritta per la fascia d’età 11-14 anni, quindi per un pubblico che affronta i cambiamenti adolescenziali, corporei, di percezione della realtà, le prime consapevolezze di frattura rispetto al mondo infantile. Quando scrivo per ragazzi mi viene di identificarmi con questa fascia d’età, cerco di dire cose non melense. Tratto anche argomenti scabrosi di dipendenze, solitudini, di disagio sociale. Se mi riferisco ai giovani lettori cerco una poetica del nonostante, di soluzione, di via d’uscita; problema che non mi pongo quando scrivo per adulti. Mi piace mantenere una traccia di risorsa, di superamento del limite, ma non è così prioritaria. Nella riflessione sul romanzo cerco di delineare prima i personaggi, poi articolo la storia, man mano, mentre mi rendo conto se è adatta a ragazzi o ad adulti. Le classificazioni sono sempre successive. Il contesto narrativo, il linguaggio, la dinamica della storia ubbidiscono al desiderio sincero di parlare proprio di quei protagonisti, di quella situazione. Alcuni autori hanno un’identità precisa, una vocazione. Mi piace che ognuno possa scegliere in armonia con il genere o il non genere che sente più vicino. Quanto a me, non mi sento rappresentata da alcuna definizione, tra autrice per ragazzi o per adulti; cerco di far bene quello che sto facendo in quel momento.

Se la crisi del libro e della lettura sembra ormai cronica, l’editoria per bambini e ragazzi va controcorrente. I lettori tra i 6 e i 16 anni sono in crescita. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno e perché i giovani lettori, una volta adulti, smetterebbero di leggere?

Se si conoscesse la risposta si correrebbe meglio ai ripari. Forse l’editoria per bambini e ragazzi ha mantenuto indipendenza e specificità. Nel nostro panorama letterario coesistono edizioni di alto prestigio. La qualità ha spazio. La casa editrice Sinnos, ad esempio, ha un abito editoriale preciso. Inoltre il libro non viene soltanto pubblicato ma viene difeso, si crede nel lavoro svolto anche grazie all’opera di ottimi uffici stampa; mi fa piacere ricordare Emanuela Casavecchi di Sinnos e Chiara Stancati di Lapis. Gli editori si fanno carico di accompagnare i più giovani verso il gusto della lettura. Il lavoro di preferenze editoriali e di promozione non può essere solo in funzione di un marketing spregiudicato, i libri pubblicati dopo scelte precise vanno difesi. I lettori se ne accorgono. Un altro aiuto alla resistenza del libro viene da docenti validi che credono nell’importanza della lettura, anche quando non è ufficializzata da indicazioni curricolari; avvicinano i ragazzi alla fruizione del testo, al di là dei programmi ministeriali, e questo prende fortemente i giovani come modello comportamentale assunto all’interno di un’istituzione. Ho conosciuto insegnanti di frontiera che fanno un lavoro eroico in difesa della lettura. Quando il ragazzo viene lasciato solo, prevale l’immagine, prevale la fruizione passiva, semplificata, e in accordo con il gruppo che crea senso di appartenenza. Servono risorse, investimenti, biblioteche, gruppi di lettura. Naturalmente il mio è uno sguardo meno preciso degli editori e di chi lavora stabilmente nel settore.

Patrizia Rinaldi e la casa editrice Sinnos costituiscono un connubio felice e consolidato. Quali sono i punti di forza?

C’è un accordo di intenti, un modo di lavorare della Sinnos che mi piace molto, ossia l’idea che il libro sia una collaborazione, perchè il libro non è soltanto dell’autore. Grazie a questa linea si lavora con uno scambio proficuo; all’interno di un progetto ricevo proposte interessanti, senza contare il rapporto di amicizia e di fiducia che si è instaurato. Lavoriamo con le parole e c’è bisogno di fidarsi della progettualità comune. Come casa editrice la Sinnos ha fatto un percorso convincente: si sono formati, battuti, hanno modificato direzione quando hanno capito che c’era bisogno di esplorare altre risorse letterarie. La Sinnos pubblica davvero dei bei libri. Della Passarelli, direttore editoriale, manifesta sempre grande partecipazione al progetto; quanto alla mia ultima pubblicazione, La compagnia dei soli, durante la lavorazione del libro con l’editor Federico Appel sono state messe in campo questioni, soluzioni: un procedere affascinante. Con l’illustratore Marco Paci mi sono trovata in perfetta armonia di segni. Emanuela Casavecchi fa un lavoro di ufficio stampa impeccabile. La sensazione è di lavorare a bottega. Insieme.

Da tempo prendi parte ai progetti didattici presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ci racconti questa iniziativa?

Nisida è una piccola isola di origine vulcanica dell’arcipelago delle Isole Flegree. Da decenni è collegata alla terraferma da un pontile. Ha una lunga tradizione carceraria: i Borbone destinarono Nisida come sede di carcere politico. Maria Franco è un’insegnante che si occupa anche di progetti letterari con i ragazzi detenuti. Tutti gli scrittori da lei invitati, su un tema che cambia di anno in anno, incontrano i ragazzi e scrivono con loro. In primavera si pubblica un’antologia i cui proventi ricadranno sul progetto successivo. Quest’anno sono in compagnia degli scrittori Viola Ardone, Riccardo Brun, Daniela De Crescenzo, Maurizio de Giovanni, Antonio Menna, Valeria Parrella, Carmen Pellegrino, Gianni Solla, Massimiliano Virgilio. Gli scrittori partecipano con consapevolezza e impegno: c’è da imparare. Nisida è diventata per Napoli un riferimento culturale. Maria Franco e i suoi collaboratori hanno dato vita anche a un parco letterario. Su quest’isola sono passati autori fondanti, tra cui Dumas e Cervantes. Per i ragazzi detenuti si è dimostrato utile avere uno sguardo sull’altro da sé, sul bello, su differenti complessità emotive; qui soggiornano ragazzi dai trascorsi terribili. Hanno avuto a che fare duramente con la giustizia. Noi tutti usciamo migliorati da questa esperienza così forte, addolorati, ma arricchiti. Va detto che i veri protagonisti dell’impegno sono le persone che tutti i giorni lavorano a Nisida: gli insegnanti, gli agenti, il direttore, che è persona eccezionale. Che il dentro sia fuori e il fuori sia dentro, questo il motto imperante a Nisida. Tornare alla vita, si spera, cambiando prospettiva. È un progetto importante, accolto da noi scrittori con passione.

Qual è il rapporto con la tua città e quale il riflesso nei tuoi libri?

La mia città è Napoli. La serie noir di tre romanzi pubblicata da e/o è ambientata a Napoli, soprattutto nella zona dei Campi Flegrei. Spero di raggiungere una narrazione non omologata, priva di intenzioni solo distruttive o celebrative. Mi fa piacere raccontare tante città in una, dire dei contrasti di Napoli. Amo la mia città, non sono mai andata via, nonostante ne abbia avuto l’opportunità. Vivo sopra i crateri ed è qui che ho bisogno di tornare, sebbene mi renda conto di quanto lavoro ci sia da fare in questo luogo dalla socialità complessa. Napoli ha una tradizione culturale ingovernabile, quasi ingombrante. Sugli artisti contemporanei gravano tradizioni di bellezza immensa e relativo peso di suggestioni teatrali, pittoriche, filosofiche, architettoniche, musicali, letterarie. Sento l’esigenza anche di tradire Napoli, per non ricadere nella stessa narrazione. Così alcuni miei romanzi, tra cui il prossimo, sono ambientati altrove. Ma poi torno. Mi allontano ma poi torno a questa mia città, al suono della frase, alla formazione letteraria, alla terra campana che sento profondamente mia.

Qual è il rapporto con il femminile e quale il riflesso nei tuoi libri?

C’è una caratteristica femminile che mi appassiona: il limite che diventa risorsa anche grazie alla forza della fragilità. Mi incanta questa prospettiva, questa rivoluzione di piani cognitivi e sentimentali. Per esempio Blanca, la protagonista della serie noir pubblicata dalla casa editrice e/o, è una donna ipovedente dal carattere terribile, che riesce a convertire il limite visivo in risorsa. Passa attraverso il desiderio di farcela nonostante tutto: io non ce la posso fare e invece ce la faccio. La presenza di personaggi femminili è presente in maniera spesso prepotente nei miei libri; amo le donne nella vita e nel romanzo, possiedono complessità belle da raccontare. E amo raccontare le donne vecchie, ferocemente vive nonostante la vicinanza della morte (come Ena, personaggio di Ma già prima di giugno, e/o, 2015). Anche in questo caso siamo di fronte al limite che si supera, per esempio attraverso lo sberleffo. È un dettame che mi concede vitalità.

Stai entrando in una libreria e devi acquistare due libri da portare in dono, uno per grandi e uno per piccini. Con quali libri uscirai?

Regalerei Americana, saggio di Luca Briasco che ho appena letto e che ho trovato strepitoso. È un libro che porta ai libri come in un effetto domino. A un ragazzo regalerei il meraviglioso libro di Luisa Mattia La scelta (Sinnos, 2005), ma ancora, ai ragazzi farei leggere Il piccione Gedeone (Alberto Graziani, Orecchio Acerbo 2016), complice di smisurata allegria. Ai miei figli ho fatto leggere, e consiglio per l’età adolescenziale, Nick Hornby, Tutto per una ragazza (Guanda, 2008) e l’opera omnia di David Almond tra cui spicca il mio preferito, Skelling (Salani, 2009). A un insegnante regalerei Per una letteratura senza aggettivi (M. Teresa Andruetto, Equilibri Editrice, 2014).

Cosa leggevi, tra i dieci e i quattordici anni?

Libri di avventura, quelli che venivano detti libri per maschi. Mi piacevano i paesaggi delle peripezie e dell’azione, quindi Salgari, Stevenson.

Esiste un personaggio di libri per ragazzi con il quale ti identificheresti?

Mi identificavo con la tigre di Salgari. Nel mio immaginario di bambina la tigre non moriva realmente, uccisa da Sandokan, ma fingeva di morire per dovere di copione. Giocavo poco con le bambole e molto con oggetti o pupazzi che fingevo fossero tigri. Avevo anche un amico immaginario che chiamavo Giovannino, chissà perché.

Cosa c’è da leggere sul tuo comodino?

Il turista (Massimo Carlotto, Rizzoli 2016), Il mostro ama il suo labirinto (Charles Sinnic, Adelphi 2012), Beate e suo figlio (Arthur Schnitzler, Adelphi 1986), Peanuts, Charlie Brown; Appunti di meccanica celeste (Domenico Dara, Nutrimenti 2016).

Un’occasione per immergersi nel mondo letterario partenopeo è Un’Altra Galassia, la festa del libro a Napoli giunta alla VII edizione, «Una festa della città per restituire la letteratura ai lettori», che si svolgerà quest’anno il 9-10-11 giugno. Patrizia Rinaldi in quest’occasione terrà un corso di scrittura. Tra gli ideatori del progetto, Valeria Parrella e Rossella Milone.