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"La mia unica speranza? Una giuria di incoscienti"

Testata: La Repubblica
Data: 24 maggio 2017

«Non conosco quasi nessuno dei giurati. A quei pochi che mi hanno chiesto del libro ho detto: votate secondo incoscienza». Marco Rossari scherza, sa bene che le Cento vite di Nemesio (e/o) è un libro un po’ pazzo, 500 pagine funamboliche che attraversano allegramente il Novecento. Rossari, milanese, classe ‘73, mastica la letteratura con disinvoltura (ha tradotto, tra gli altri, Dickens, Twain, Percival Everett, Dave Eggers) ed ha scritto un poema eroicomico infarcito di citazioni colte e parole da postribolo: «Racconto la vita del grande pittore Nemesio, un artista che ha fatto tutto e vissuto molto e di un figlio che non ha fatto niente». Lo Strega non pare preoccuparlo: «Un’avventura divertente. La prendo come Nemesio, mi lascio trasportare dagli eventi».

Ha capito che dovrà lottare per rientrare nella Cinquina?

«Mi dicono tutti che c’è un posto che balla, ma non sono un buon ballerino (ride)».

Il suo editore che le dice?

«Siamo entrambi molto riservati. Ma l’idea di farmi partecipare è stata di Sandro Ferri. Ama molto questo romanzo, gliene sono grato. Non è scontato che un editore abbia un rapporto sentimentale con i libri che pubblica».

Crede che il suo umorismo stralunato sia adatto al palato dei giurati?

«Forse è un po’ alieno. Spesso si pensa che se fai ridere non sei serio. È un antico pregiudizio. Scrivendo avevo in mente Natura morta con picchio, libro cult di Tom Robbins, e poi Vonnegut e i film di Kaurismaki, poetici sì, ma pieni di battutacce terribili».

Cosa pensa del premio, ha apprezzato la riforma?

«Lo Strega è lo Strega, una tautologia. L’opacità è una sua caratteristica. Ho saputo di questi 200 giurati in più, ma chi sono?».

Sono scelti dagli Istituti italiani di cultura.

«Il fatto è che quando si parla di Strega tutti, anche gli amici al bar, diventano allenatori e fanno illazioni che ti sballottano...».

Il suo editore non è riuscito a vincere con Elena Ferrante. Ha senso partecipare senza medaglie?

«Vincerò invece, come Bob Dylan. E a ritirare il premio, al posto di Patti Smith, manderò Paolo Cognetti o Teresa Ciabatti».