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Recensione: Le coincidenze dell'estate, di Massimo Canuti

Autore: Mr. Ink
Testata: Diario di una dipendenza
Data: 28 giugno 2017
URL: http://diariodiunadipendenza.blogspot.it/2017/06/recensione-le-coincidenze-dellestate-di.html

Fa caldo, troppo. Ho il gatto spalmato sulle mattonelle del corridoio, il ventilatore che traballa come un ubriaco, una di quelle sessioni che non vogliono passare mai. Io, tipo da inverno, faccio già il conto alla rovescia – quanto manca, che ne so, a ottobre? Tocca adattarsi. Tocca scegliere un romanzo a tema, uno di quelli con un titolo che faccia pendant. I personaggi in cerca di ombra, i lettori in cerca di respiro. Le coincidenze dell'estate, uscito di recente per l'infallibile E/O, dà il via alla stagione ufficiale delle letture sotto l'ombrellone. In questo caso sinonimo di leggerezza sì, ma non di superficialità. Fa caldo, troppo, anche nella Milano deserta descritta da Massimo Canuti – e lì, dove non hanno la comodità del mare a un passo, una volta finita la scuola tocca chiudere la porta a doppia mandata e partire per il Sud. Vincenzo, ragazzino sprezzante del pericolo, sfida le temperature scorazzando sullo skateboard con addosso T-Shirt nerissime di famosissimi gruppi rock. Ha una mamma presentatrice tivù, un padre tagliatore di teste e un segreto: si è scoperto attratto dai ragazzi e precisamente da un coetaneo, Pietro, che una volta gli ha strappato un bacio. Pensa ai misteri del sesso, a costruire uno skate in cantina, saltuariamente al suicidio. Italo, cinquantenne senza documenti e senza memoria, non ha invece una biografia da condividere: fa i suoi bisogni in strada, rubacchia seguendo l'esempio di quell'altro disperato di Gaetano, si sveglia e si addormenta su una panchina. Galeotta l'estate più calda degli ultimi cent'anni, parola di Studio aperto, e il portone difettoso di un condominio presidiato dalla Madonnina in persona. Lo smemorato si appropria dell'androne, perché se il portinaio non c'è il clochard balla, e lì abita nientemeno che Vincenzo.

L'adulto ha perso la propria identità. L'altro, al primo anno delle superiori, la sta cercando. Hanno tre mesi. Le coincidenze dell'estate va dall'ultimo giorno di scuola al ritorno sui banchi. Indaga la scoperta di sé e le simmetrie del destino. Prende l'ascensore e bussa a un portone del terzo piano: c'è la signora Evelina, vedova dai gerani gocciolanti che generano un putiferio alle riunioni condominiali, da coinvolgere nelle cenette sui pianerottoli e nelle chiacchierate in automobile. Parla con le lacrime agli occhi dei bei tempi andati (faceva la parrucchiera per i divi di Cinecittà) e, ingrigendosi, non ha perso il pallino per il cinema neorealista e la mazurka. L'improbabile amicizia del trio è al centro di una commedia dal linguaggio svelto e frizzante, contro la sfiducia nel prossimo e una bella stagione che non ci piace. La cornice: un palazzo del centro che ispira confidenze intergenerazionali e la strenua opposizione alla solitudine – ho pensato a Muriel Barbery, alle luci altrui spiate dalla Gamberale, al primo Marone. Cosa che non capitava di rado, non ho avuto voglia di appuntare pensieri e impressioni nel mentre. Non che la scoperta di Canuti non me abbia suscitati, anzi. Semplicemente, mi sono goduto il piacere della sua compagnia. Quella leggerezza mai fine a se stessa di cui solo gli scrittori italiani e pochi altri conoscono la magia. C'è la crisi che trasforma uomini rispettabili in mendicanti. C'è l'indifferenza di chi si volta dall'altra parte. Ci si può sentire soli in certe città: fuori posto, per via del broncio perenne e della tintarella di luna, in mesi che richiedono il lasciapassare di una spensieratezza a tutti i costi. Fa paura sbucciarsi un ginocchio; seguire l'esempio da una sorellastra ribelle, fuggita a Londra per amore di un circense. Le coincidenze dell'estate è una fiaba metropolitana con un lieto fine agroldolce e amicizie che ci cambiano da così a così. E, di questi tempi, fa un gran bene al cuore prestarle fede.