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Quella maturità che nasce dal fallimento. Gli sconfitti secondo Laurent Gaudé

Autore: Alessandro Zaccuri
Testata: Avvenire
Data: 10 settembre 2017

Dopo gli attentati contro Charlie Hebdo e Bataclan, lo scrittore parigino Laurent Gaudé ha sentito il bisogno di tornare alle parole dei poeti. «La cronaca era fatta di moltissime immagini e di moltissimi resoconti giornalistici - dice - ma per me c'era la necessità di uno sguardo che desse una prospettiva diversa: più profonda, non consolatoria». I versi di Kavafis e di Shakespeare, insieme con il lamento biblico di Giobbe, sono una presenza costante anche nel suo nuovo romanzo, Ascoltate le nostre sconfitte (traduzione di Alberto Bracci Testasecca, e/o, pagine 208, euro 16,50), presentato ieri al Festivaletteratura. Una vicenda d'amore e morte molto contemporanea, che si snoda attraverso un incessante rimando alle grandi battaglie e disfatte della storia di ogni tempo, dalle guerre puniche alla caduta di Gheddafi.

«Nell'immediato sembra abbastanza semplice separare la vittoria dalla sconfitta - spiega Gaudé. Col passare del tempo, però, ci accorgiamo che i momenti di successo appaiono più sfumati e incerti. La nostra esperienza si fonda anzitutto sul fallimento. Sono le sconfitte ad arricchirci davvero». Nel racconto l'attenzione al dettaglio è incessante: «La nostra memoria si basa su una raccolta di frammenti minuscoli che spesso non riusciamo neppure a riorganizzare in una sequenza coerente. Come narratore, mi affascina il fatto che questi particolari siano legati, il più delle volte, alla dimensione sensoriale: suoni, odori, sapori che si sedimentano in ricordi».

Nel romanzo, la sconfitta non sta solo all'origine della passione tra l'archeologa Mariam e l'agente segreto Assem, impegnato in una rischiosa missione nel Medio oriente dei traffici oscuri e dell'avanzata di Daesh. «È nei momenti di perdita - insiste l'autore - che si creano i legami più saldi, attraverso l'alternanza di sofferenza e sollievo che ciascuno di noi sperimenta nel lutto. Nella sconfitta si genera una distanza che, una volta superata, permette di accostarsi alla realtà con una consapevolezza inattesa». Soldati o funzionari, quasi tutti i personaggi di Ascoltate le nostre sconfitte sono abituati ad attenersi a una disciplina: «Ma ci sono situazioni, come quella in cui si trova Assem, nelle quali l'obbedienza non può più essere garantita - sottolinea Gaudé -. Ribellarsi è, una volta di più, una forma di sconfitta, ma anche il primo passo in un percorso che porta alla libertà, direi quasi alla luce». I richiami del libro vanno dalla guerra di Secessione americana ai massacri compiuti dagli italiani in Etiopia: «La sapienza della Storia dovrebbe farci da guida nel presente, ma purtroppo non riesce mai a imporsi del tutto. La figura del generale Grant porta nel romanzo l'assurdità di ogni conflitto civile, all'interno del quale è pressoché impossibile distinguere tra vincitori e vinti. La parabola dell'imperatore etiope Hailé Selassié, invece, rimane un monito per l'Europa, che ancora non si è assunta tutte le responsabilità che derivano dal suo passato coloniale. Non sono stati i singoli Paesi, è stato tutto il Vecchio Continente a depredare l'Africa».