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La vendetta della giovane Eva contro la gelida vita nelle Fiandre

Autore: Luigi Forte
Testata: Tuttolibri - La Stampa
Data: 11 novembre 2017

La giovane Eva De Wolf ha un conto in sospeso con gli amici di un tempo, Pim e Laurens. E con la vita, che ha infranto sogni e speranze. Il paesino natale di Bovenmeer nelle Fiandre, è ormai solo un lontano incubo, da cui forse non si è affrancata del tutto, anche se ora abita a Bruxelles e fa l'insegnante. Là ci sono ancora t genitori, che non vede da nove anni: una madre alcolista e un padre non da meno con strane fantasie suicide, che mostra alla figlia come fare un bel cappio per un viaggio nell'aldilà. Ma oltre a quella coppia strampalata in casa non c'è più nessuno. Il fratello maggiore Jolan, appassionato di insetti fin da bambino, lavora altrove come ricercatore e la sorella più piccola, Tesje, affetta da disturbi psichici, è stata affidata a una nuova famiglia. Non avrebbe senso per Eva ritornare in quel luogo, ma l'invito di Pim a commemorare il fratello Jan morto molti anni prima in circostanze poco chiare, fa riemergere fantasmi che parevano sopiti. Forse è per metterli definitivamente a tacere che la ragazza decide di partire in quegli ultimi giorni di dicembre caricando incomprensibilmente nel portabagagli della propria auto un grande blocco di ghiaccio.

È l'inizio del romanzo Si scioglie della giovane Lize Spit, astro nascente della letterntura fiamminga, proposto dalle edizioni e/o nella scorrevole versione di David Santoro, un bestseller da centomila copie che presto vedremo anche sullo schermo. Un libro di quasi cinquecento pagine che si è aggiudicato nel 2016 prestigiosi premi per il miglior debutto in lingua nederlandese. Un'opera di intensa, incalzante affabulazione scritta da una ragazza non ancora trentenne (la Spit, come la sua protagonista, è nata nelle Fiandre nel 1988) che viene da esperienze di scrittura scenica. rifluite nello stesso romanzo. Non a caso passato e presente - la drammatica estate del 2002 al centro della narrazione e il fantomatico viaggio di Eva - si fondono in un itinerario senza fratture, in un'eco di quegli eventi che ancora echeggiano nella mente e nel corpo della ragazza. L'invito dell'amico con cui non ha più alcun rapporto ridesta in lei il bisogno di cancellare - anche tragicamente - il trauma della sua iniziazione all'adolescenza e alla sessualità preda di gesti brutali e sconcertanti.

Lize Spit capovolge l'idillio provinciale in una scena di silenzi e paure, di incomprensione e indifferenza. E lo fa in modo impietoso e sconvolgente. «Noi non siamo alla ricerca del calore degli altri - confessa la madre di Eva in un raro momento di lucidità -, ma del freddo, del vuoto». Ci vuol tempo per capirlo mentre ci si affeziona a quei ragazzini e alle loro bravate, alle corse in bici, alla ricerca di affetto e calore. E' questo il mondo che la scrittrice evoca con puntigliosa maestria e che Eva rielabora in quelle poche ore in cui, di nascosto, osserva la cerimonia in ricordo di Jan. Lei non è tornata in paese per riannodare i vecchi legami, ma per reciderli cancellando con se stessa la ragazzina di un tempo. Non esita a introdursi di nascosto nella macelleria di Laurens e versare sulla carne già pronta per i clienti una «generosa porzione di letame» con un secchio sottratto alla cascina di Pim, a cui andrà così la responsabilità dell'accaduto. Ben misera vendetta a confronto di ciò che lei stessa dovette allora subire per un banale gioco ideato dagli amici. Il suo compito era di proporre a ragazze più o meno coetanee un indovinello da risolvere con delle domande. Ad ogni sbaglio l'interessata doveva togliersi di dosso un indumento eccitando i due giovani voyeur. Ma Elisa, un'amica più scaltra e matura a conoscenza della soluzione, ribalta il gioco e trasforma Pim e Laurens in piccoli mostri ed Eva in vittima sacrificale abusata dagli stessi compagni.

La belga Lize Spit non indietreggia di fronte a nulla nell'azzerare ogni possibile utopia, ogni gesto di fiducia verso la vita che svanisce prima ancora di sbocciare. Come quella di Eva appesa ad un cappio su quel blocco di ghiaccio che si scioglie e spegne il suo dolore.