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Massimo Canuti, Le coincidenze dell’estate

Autore: Alice Pisu
Testata: La Repubblica Parma
Data: 15 novembre 2017
URL: http://libri-parma.blogautore.repubblica.it/2017/11/15/massimo-canuti-le-coincidenze-dellestate/

Vivono lo stesso spaesamento Vincenzo e Italo, e anche se per cause e in contesti sociali diversi, sono entrambi alla deriva: il primo nel fare i conti con una profonda solitudine in un nucleo famigliare in sfacelo dominato da genitori dimentichi del loro ruolo che lo portano a cercare riferimenti altrove; il secondo nel definire i ritmi di una vita sconosciuta fatta di panchine per dormire, di file alla mensa, di parcheggi usati come bagno e di vagabondaggi senza meta come uno spettro senza memoria per le strade di Milano. Nel raccontare la miseria umana, Zavattini non lesinava sull’elemento del fantastico per giocare su diversi piani di realtà, raccontando pagine dolorose della società del suo tempo alternando sapientemente l’elemento comico e quello tragico. Canuti trova il modo di fare proprie quelle istanze dando loro una forma nuova, nella tensione del racconto del precariato, delle vertenze sindacali, della perdita del lavoro, della crisi dell’istituzione famigliare e dell’isolamento sociale dell’individuo, affiancando pagine esilaranti e di estrema tenerezza nel racconto del presente attraverso le storie dei suoi protagonisti.

Ciò che rende diverso "Le coincidenze dell’estate" da ogni altro romanzo contemporaneo incentrato sui temi del disagio sociale risiede nell’intento di creare uno scarto rispetto a qualsiasi forma di spettacolarizzazione letteraria attraverso la scelta del racconto di giornate qualunque, senza la costruzione di colpi di scena o avvenimenti particolarmente drammatici. Avvicina il lettore alla vita di un senza dimora attraverso le privazioni del quotidiano, la non accettazione sociale e l’umiliazione di non poter sopperire in modo privato a necessità fisiologiche, come nella scena in cui, costretto ad appartarsi in un parcheggio, Italo dovrà subire la ferocia dello scherno pubblico dei passanti: “e allora scappa via, l’intestino finalmente vuoto, il resto del corpo pieno di vergogna”. Ancor più che nel modo di vivere, sono le inquietudini interiori, gli spettri, le ossessioni della mente acuite dalla perdita della memoria e quindi della propria identità, a rendere in modo profondo le angosce e la disperazione di chi vive nelle condizioni del protagonista.

Canuti rende tutto questo attraverso un linguaggio altro, fatto anzitutto di luoghi. Scegliere Milano d’estate esalta il profondo contrasto tra l’immagine brulicante di vita e quella deserta fatta di enormi edifici che sembrano esoscheletri grotteschi e si lega non tanto alla necessità di condurre il lettore in quell’atmosfera reale, ma all’uso della descrizione dei luoghi come specchio di quei turbamenti, come mezzo per portarlo nelle ossessioni di chi sente di vagare per la città e, metaforicamente, nella vita, senza un senso, capace di commuoversi davanti allo spettacolo casuale di fenicotteri rosa addormentati in un parco pubblico, come nuvole rosa sospese a pochi centimetri dal suolo. In quel linguaggio Canuti racconta ciò che non è immediatamente esperibile con la vista o con le parole, e che risiede nelle percezioni, quelle raccontate con silenzi che definiscono i vuoti, le mancanze dell’individuo, e che dominano una casa svuotata dopo una festa di compleanno o scandiscono le sedute dallo psicanalista a quindici anni e che non sono altro che il modo di dare forma a una solitudine a volte subita e a volte cercata, come un rifugio.

In quel linguaggio costruito da Canuti anche gli odori si fanno racconto per avvicinare due persone che vivono l’urgenza della ricerca della propria identità. Allora l’odore del legno può raccontare l’euforia di un nuovo progetto, come lo skate per Vincenzo, e diventare, però, anche l’odore della sconfitta, quello stesso odore che fa immaginare a Italo qualcosa del passato ma che oggi è quello che associa alle panchine del parco. L’odore del caldo di Milano si unisce all’odore del vino, capace inspiegabilmente di essere attrazione e repulsione al tempo stesso. Anche l’odore della pelle, quella del proprio compagno di classe, può raccontare una forma ignota di attrazione che per Vincenzo diventa un mistero capace di stordire di desiderio al solo pensarci. Esplorare quei linguaggi permette ai protagonisti di Canuti di cercare di dare forma a una parte nuova e sconosciuta di sé per non smarrirsi davvero.

È una favola moderna "Le coincidenze dell’estate", che attraverso una struttura narrativa lineare, un linguaggio pulito e uno sguardo poetico sui luoghi, regala al lettore la suggestione di cercare, assieme ai suoi protagonisti, la ricerca di una propria idea di felicità per dare un senso all’esistenza. In questo l’idea più alta di bellezza ha ottant’anni, un armadio pieno di vestiti in georgette e cappellini indossati con una grazia rara già dai tempi delle pettinature alle dive del cinema, una borsetta con la bambagia e l’essenza di geranio fatta in casa contro le zanzare e lo sguardo puro nel guardare alla vita rinnovando lo stupore, la meraviglia per la sua imprevedibilità anche quando serba profondo dolore, immaginando che a volte, le coincidenze, non siano mai davvero tali e come ricorda Bruce Dickinson nelle cuffie di Vincenzo “Don’t care, where the past was, I know where i’m going”.

‘A mia nonna, che portava l’estate’.