Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La bottega dello speziale – Roberto Tiraboschi

Autore: Flavia Zaggia
Testata: Thriller storici e dintorni
Data: 1 dicembre 2017
URL: http://tsd.altervista.org/la-bottega-dello-speziale-roberto-tiraboschi/?doing_wp_cron=1512122383.8216009140014648437500

Ho terminato di leggere qualche giorno fa questo secondo libro di Roberto Tiraboschi e, come già era accaduto per il primo, ci ho messo un po’ per staccarmene definitivamente.

È il seguito naturale del primo romanzo “La pietra per gli occhi”, ambientato come il precedente nella stessa magica città di Venezia nell’anno 1106 d.C. e il protagonista, suo malgrado investigatore, è ancora una volta il monaco (ora diventato ex monaco) amanuense Edgardo D’Arduino dell’abbazia di Bobbio.

Dal primo episodio sono passati alcuni anni e il nostro Edgardo, che non ha ancora risolto i suoi problemi con le donne e la droga, è divenuto una sorta di precettore di una giovane – cognata del suo datore di lavoro – che misteriosamente scompare.

Nel tentativo di ritrovare la sua protetta è costretto ad incontrare di nuovo “vecchi nemici” che covano forti rancori e inaspettatamente il suo cuore torna battere per amore. Accanto a lui troviamo, però, nuovi personaggi come ad esempio un nano, furbo speziale nella cui bottega sono custoditi grandi segreti e un Magister, donna acuta e intelligente con un oscuro passato, che diventa una figura di primo piano nella narrazione degli eventi.

Era immerso in un denso liquido oscuro che rallentava i movimenti e annebbiava la mente. Venezia si trasformava ogni notte in una piovra addormentata avvolta da un nero getto d’inchiostro.

Come già mi era successo durante la lettura del primo libro, anche questa volta sono stata completamente rapita dal racconto che ha un inizio volutamente lento. I flashback portano il lettore che non ha letto il primo romanzo, a capire gli eventi precedenti e a immedesimarsi nei pensieri, nelle paure e nelle reazioni del protagonista e ancora una volta l’uso del dialetto in alcuni dialoghi rende tutto il racconto più verosimile e più coinvolgente.

In alcuni passi mi sono sentita così tanto parte della storia che ho avuto la sensazione di sentire davvero i profumi delle spezie, l’odore dell’oppio, del sangue o la puzza dei corpi in decomposizione e questo grazie alla valanga di particolari che accompagnano ogni descrizione.

Con la fine del Carnovale e l’entrata nel tempo di Quaresima l’aspetto della città era del tutto mutata: l’alito cupo della miseria, della fame, della disperazione era presente ovunque e a ogni passo si percepiva la sensazione di procedere all’interno di un corpo in decomposizione.

Anche in questo libro, forse ancora di più che nel primo, ho vissuto a Venezia. Ho scoperto il suo lato più cupo, più povero, più malato, più sporco dove le maree e le tempeste potevano sommergere isole intere e distruggere case, fornaci e chiese. Ho navigato le per calli anguste di una città che sarebbe poi diventata unica al mondo e meravigliosa.

Un romanzo dove la realtà storica si fonde perfettamente con la fantasia, in cui tutte le vicende, che in un primo momento sembrano slegate una dall’altra, si incastrano alla perfezione nella parte finale e portano alla soluzione del mistero. Consigliatissimo.