Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Viaggi in treno

Autore: Cinzia Orabona
Testata: Libri in musica
Data: 4 dicembre 2017
URL: http://www.librinmusica.it/viaggi-in-treno/

Questi libri sono per chi sogna di viaggiare a bordo della Transiberiana. Per chi ama i romanzi in cui viaggio e letteratura si incontrano. Per chi è sedotto e spaventato dalla Russia.

Un anno fa, in questi giorni, consegnavo la mia scheda di partecipazione a Italian Book Challenge, il campionato dei lettori indipendenti. 50 libri per 50 categorie. Alla voce “un libro che parla di un fallimento”, inserivo Scompartimento n.6 della finlandese Rosa Liksom, edito da Iperborea e tradotto da Delfina Sessa.

Mi è tornato in mente di recente, dopo aver letto L’alcool e la nostalgia, di Mathias Enard, pubblicato da E/O e tradotto da Yasmina Melaouah.

Cosa hanno in comune questi due romanzi? Il rapporto tra Russia e Occidente, la vodka, i ricordi, l’amicizia e un interminabile viaggio in treno a bordo della Transiberiana.

Mosca si rannicchiava nella gelida e secca sera di marzo per proteggersi dal contatto del sole al tramonto, rosso e freddo. La ragazza salì sull’ultimo vagone, in coda al treno, cercò il suo scompartimento, il numero sei, e tirò un profondo respiro.

Il viaggio in treno a bordo della Transiberiana che da Mosca porta a Vladivostok, lo ha fatto Mathias Enard insieme ad alcuni amici. Da questa esperienza è nato il desiderio di scrivere L’alcol e la nostalgia, un romanzo breve – appena 106 pagine- ossessionato dai miti e dai fantasmi di una Russia ammaliante e dai ricordi di un trio d’amore defunto.

Molto piccolo nel numero di pagine, forse, ma sicuramente non nella qualità, nel tempo di lettura e nel viaggio che ci offre, L’alcol e la nostalgia ci porta in Russia, e anche questa storia inizia a Mosca. Qui troviamo Mathias, che accompagna il corpo del suo amico Vladimir nel suo villaggio natale.

Mathias, Vladimir e Jeanne sono gli unici personaggi nella storia. Jeanne è al centro della loro amicizia e della loro storia d’amore, che potrebbe sopravvivere solo a tre. Sono uniti solo nei ricordi di Mathias. La sua traversata in Transiberiana, lo fa “da solo con Vladimir che non parla, solo con ricordi, alcool e nostalgia (…), solo con frasi, versi.

La famosa anima russa non esiste. Le uniche cose tangibili sono l’alcol, la nostalgia e la passione per le corse dei cavalli. Questa è l’epigrafe dedicata ad Anton Cechov dal quale l’autore ha preso spunto anche per il titolo.

Il romanzo breve ha inizio quando Mathias, a Parigi, riceve una telefonata nel cuore della notte: Vladimir è morto. Parte immediatamente per Mosca dove trova Jeanne per un breve momento prima di salire sullaTransiberiana per accompagnare la bara del suo defunto amico attraverso la Russia. Durante questo viaggio a Novosibirsk, una città vicino alla quale si trova il villaggio dove Vladimir voleva essere sepolto, Mathias parla ai morti e ricorda il trio d’amore formato con Jeanne.

Ho pensato che eravamo delle matrjoske, noi tre. Infilate per sempre una dentro l’altra, inutili fuori, aperte in due e vuote.

La storia di questo triplice amore ingigantito dalle immagini di una Russia grandiosa e violenta coperta di neve, è un sogno immerso in alcool, oppio ed eroina, una visita guidata onirica e tra Mosca e Novosibirsk. Ogni fermata del treno è un’opportunità per il narratore di evocare ciò che rende leggenda, romantica, unica e dolorosa, questa eterna Russia.

La rivalità tra i due uomini si trasformerà in amicizia ai confini dell’amore. Jeanne “non ci ha mai escluso. Abbiamo spinto te e me contro l’ago di una bussola. Di questo gioco tra uomini che si rifiutavano di ammettere che c’erano tre in questa storia, è Jeanne che verrà gradualmente esclusa.

Alcol e Nostalgia sono miti e fantasmi, fantasie e morti che riducono in schiavitù i vivi, soffocano le loro richieste di aiuto. Ho capito che la Russia ci stava mangiando come un orco. Tutte queste storie, tutti questi racconti, tutte queste canzoni.

Questo treno, porta solo cadaveri. Ti ho perso Vladimir, ho perso anche Jeanne, e sono solo. L’autunno mi sta raggelando. I primi ricordi russi di Mathias sono immagini dell’aldilà. Prima la discesa brutale e senza fine nell’inferno della metropolitana di Mosca, poi la meraviglia di San Pietroburgo ricoperta di neve bianca e luminosa.

In questo paesaggio che si muove a tutta velocità ma anche in una sorta di pesante immobilità, Mathias parla a Vladimir come non ha mai fatto. Gli racconta la loro storia dal suo punto di vista, senza segreti: ecco che la scrittura si fa brutale, distruttiva, vibrante. È potente, e il ritmo è netto e nitido, le immagini meravigliose seppure nella loro durezza.

Dietro questa narrazione allucinatoria, piena di emozioni e dolore, appare la Russia, un paese freddo in cui ogni giorno si perdono i tossici, ma allo stesso tempo il paese di grandi scrittori, di freddo gelido, e di vodka, che è l’acqua della vita e dell’oblio, degli zar e delle città magiche. Un romanzo di rara sensibilità e bella scrittura.

Buon viaggio! (e buon ascolto!)

Cinzia