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Le 50 donne del 2017 secondo il Corriere

Autore: Valentina Palumbo
Testata: Corriere della Sera
Data: 4 gennaio 2018
URL: http://www.corriere.it/eventi-2017/donne-del-2017/

Non perché suo padre e sua madre sono stati protagonisti coraggiosi prima dell'opposizione iraniana allo Shah e poi all'ayatollah Khomeini. Non perché la scrittrice e cineasta Négar Djavadi è approdata rocambolescamente in Francia nel 1980, a 11 anni, fuggendo clandestinamente dal suo Paese e attraversando a cavallo le montagne del Kurdistan con la madre e la sorella. Non perché ha scritto un bellissimo romanzo d'esordio, Disorientale (edito in Italia da e/o), molto autobiografico, con il quale ha vinto, nel 2017, una sfilza di riconoscimenti tra i quali il premio Emmanuel-Robles, il Prix Premiere e il premio letterario della Porte Doree. Non per questi motivi, o almeno, non soltanto per questo, Djavadi si é imposta all'attenzione quest'anno. Ma perché, nell'affrontare temi come l'integrazione, l'omosessualità e la procreazione assistita, riesce a puntare il dito contro le "strane" distorsioni della visione occidentale. In Francia, per esempio, dove la condanna del regime di Teheran è quasi unanime, pochi ricordano sia le interferenze occidentali nella politica iraniana durante la dittatura dello Shah, sia, soprattutto, l'asilo offerto a Khomeini nel 1978, poco prima del trionfale ritorno in Iran. «L'idea del romanzo», ha raccontato in un'intervista, «è nata dalla voglia di raccontare una saga familiare con personaggi il cui destino è stato deviato dalla storia. In particolare dalla storia contemporanea dell'Iran, un Paese incredibile e molto paradossale, che, stranamente, benché sia sempre di grande attualità, resta sconosciuto».

Nata nel 1969 da una famiglia della buona borghesia intellettuale iraniana, Djavadi si e diplomata in una scuola di cinema belga. Come sceneggiatrice del film Apres la pluie Jes amoureux ha vinto il primo premio per la miglior sceneggiatura del Centre national du cinema. Madre di due bambini, Djavadi racconta che la sua citazione preferita viene dall'Orlando di Virginia Woolf: «La vita è un sogno. E' il risveglio a ucciderci». In effetti, dallo stesso romanzo Disorientale emerge una visione cupamente ironica dell'esistenza. Non a caso, poi, il suo libro più amato è Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij. Ciò che le interessa è denudare le trappole delle certezze diffuse. Per esempio sull'integrazione e l'omoparentalità: «Penso che siano dei buoni soggetti perché sono questioni reali. Viviamo in questo tipo di società. Eppure, tentano di farci paura con cose che esistono già e con le quali conviviamo da lungo tempo».