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Le case ispirate di Sacha Naspini

Autore: Mario Gerosa
Testata: AD
Data: 8 marzo 2018
URL: http://ad.vfnetwork.it/news/2018/03/08/naspini-e-il-romanzo-dellabitare/

La letteratura da sempre ha un rapporto privilegiato con l'architettura e con gli spazi dell'abitare. La sensibilità dei romanzieri spesso permette di cogliere al meglio significati e peculiarità degli interni. Uno spiccato senso per la poetica dello spazio che si ritrova anche ne Le case del malcontento (Edizioni e/o, 464 pagine, 18,50 euro), il nuovo romanzo di Sacha Naspini. Protagonisti sono i personaggi di Le Case, un borgo millenario dell'entroterra maremmano. Pagina dopo pagina, prende corpo e spessore una commedia umana ad alta complessità, dove si delineano affetti, rancori, passioni e slanci amorosi, in un crescendo balzachiano. Una vicenda assai articolata dove le architetture, pubbliche e private, sono determinanti nell'intreccio della storia e diventano specchi dei caratteri presentati nei capitoli che portano i loro nomi.

Abbiamo chiesto a Sacha Naspini di raccontarci queste relazioni tra case e personaggi.

Nel romanzo gli spazi abitati hanno un peso notevole. Non per niente, il borgo si chiama Le Case.

Le Case è un posto che è fuori, ma soprattutto dentro. Il “simbolo madre” del libro è evidente, abita nel nome. Un romanzo corale; ogni capitolo è un personaggio che ti arriva in faccia, racconta la sua storia e va via. Gli abitanti di questo luogo ti danno le chiavi dei loro appartamenti, permettendoti di guardare cosa c’è in quelle stanze. Le Case è un borgo millenario scavato nella roccia di una cresta, nell’entroterra di Maremma. Ma può essere ovunque. Un muraglione antico divide il paese vecchio da quello nuovo. Nelle cantine ci sono botole segrete, che portano a camere sotterranee. L’intera contrada alta è scavata nel sasso, e dallo stesso nascono labirinti di scale, vicoli a strozzacollo. I muri decrepiti, da cui è possibile spiarsi l’un l’altro. I soffitti bassi, che di tanto in tanto rilasciano una spolverata d’intonaco. Perché Le Case trema, non è un posto antisismico. Si parla di corridoi stretti, ballatoi incerti. Un luogo in cui forse Piranesi sarebbe andato volentieri a passare il Ferragosto. Ne Le Case del malcontento gli spazi abitati sono cruciali.

“Sentivo addosso tutto il peso del palazzo, così affogato nel silenzio”. È uno dei punti in cui si sente la forte presenza delle architetture, che dominano e sovrastano.

Ancora: struttura esteriore e struttura interiore. Cosa contribuisce a costituirti nel mondo. Come percepisci la vita. Da quali forme. Quali aperture. Qualcuno diceva: “Non c’è niente di più profondo di quel che appare in superficie”. Le Case è un luogo poco adatto all’espansione, ma dal belvedere si vede tanta terra, perfino il mare, con l’Elba incastonata, identica a un miraggio. L’orizzonte sfuma sempre in una specie di nebbia. Tornando tra i viottoli della borgata, palazzo Isastia è come una fortezza nella fortezza. Un riferimento, per i più. Un peso immenso per il colonnello in pensione che lo abita. A Le Case c’è la piazza del mercato, il bar di Rodolfo e quello alle Due Porte. C’è il tabaccaio, l’albergo Bel Sole, l’alimentari, la caserma dei carabinieri, la Torre dell’Orologio... Un bignami architettonico dell’esperienza e delle necessità umane.

“Era una sala sterminata. Avrebbe potuto contenere casa mia e anche un pezzo del retro, con la baracca degli attrezzi”. Le case e gli ambienti vengono trasfigurati, diventano in qualche modo controparti dei personaggi.

Le Case stesso è un personaggio del romanzo. È lì che si sciolgono i nodi. Parla per ultimo, come “il corale dei corali”, aprendo alla terza persona. Rompe il flusso dei monologhi, che occupano le quasi cinquecento pagine del romanzo. E si rivela.

In che misura i protagonisti del romanzo proiettano qualcosa di loro nelle case che abitano? Vivono in simbiosi con le case?

Le Case è una sorta di inconscio collettivo. Il libro stesso è organizzato come una successione di stanze da visitare (stupenda l’interpretazione di Gatsby_books). Sono posti che fin nel dettaglio respirano e restituiscono gli umori di coloro che li abitano. Il dubbio è questo: chi comanda chi?

Tra i luoghi de Le Case del malcontento qual è il più ricco di significati?

Forse la Torre dell’Orologio. Ci abita il prete del paese, sfollato dal suo appartamentino in san Bastiano, la chiesa bassa, dopo l’ennesima scossa di terremoto. La Torre dell’Orologio è il luogo dell’anima, ora. Ma don Lauro non riesce a dormire, per via del baccano prodotto dai giganteschi ingranaggi che ha sulla testa. Fuma tante sigarette. Si ubriaca di nascosto, attaccandosi al liquore comprato con i soldi della questua. La Torre dell’Orologio è il punto più alto di Le Case, che domina la spianata di Maremma. È la costruzione inespugnabile. E allo stesso tempo la più sensibile ai fulmini dei temporali violenti. Quelli che a volte danno luogo a certi miracoli inaspettati, che restano impressi nel sasso.