Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Il prete, la zitella, il medico. Elogio degli stereotipi della provincia italiana

Autore: Luca Rossi
Testata: Libero Quotidiano
Data: 8 aprile 2018

Un paese arroccato in provincia di Grosseto, provincia maremmana fuori dal tempo e dallo spazio. Le Case è un paese fatto di sassi e di fango, anche i suoi abitanti sono sassi, perché «Se Le Case ti insegna qualcosa è che per stare bene ti devi accontentare di poco. Le Case ti massacra in fasce, togliendoti di mano le belle aspettative che uno si fa della vita, e a quindici anni ti vedi lì, sempre nei tuoi panni, che già senti un po' stretti. Se non hai il modo o il coraggio di lasciarti questa rocca alle spalle, ti ritrovi a guardare i muraglioni del paese vecchi da una prospettiva diversa: prima erano le porte da oltrepassare per andare nel mondo. Ora ti imprigionano, e invece di farti luccicare gli occhi ecco che ti troncano il fiato. Allora comincia ad abbassare la testa. Ti dici: "C'è chi se la passa peggio". È questo il vero peccato mortale che don Lauro dovrebbe rinfacciare a tutti. Perché diventa una scusa e alla fine ci credi per davvero».

È un libro di superstiti l'ultimo romanzo di Sacha Naspini, Le Case del malcontento (edizioni E/O, euro 18,50) in 464 pagine ricostruisce le vite degli abitanti del paese nella roccia, un personaggio a capitolo e quasi ti dispiace che alla fine finisca. È un campionario di tutti gli stereotipi di provincia, ma descritti con gusto e ironia come nella storia della zitella del paese, Giovanna Ginanneschi: cinquant'anni e cento chili di troppo, Giovannona, come la chiamano in paese, vive con la madre che non si rassegna all'immobilismo elefantiaco della figlia, per questo, d'accordo con il dottor Salghini, il medico del paese, cercherà di metterla a dieta fino a quando Giovanna sverrà sul sagrato della chiesa di Don Lauro. L'unico in grado di sollevare quella massa inerme dal sagrato sarà proprio Mimmo, il contadino che era innamorato di lei ai tempi della scuola. È solo un esempio, Giovannona la zitella, Mimmo lo scemo del paese, il dottor Salghini medico prossimo alla pensione, Don Lauro, sono solo alcuni dei personaggi le cui storie s'intrecciano e si accavallano un capitolo alla volta. Ogni capitolo del libro di Naspini corrisponde a una casa di Le Case e al suo occupante, al punto che si può leggere in modo lineare, un capitolo alla volta, oppure seguendo il filo della singola storia, ricostruendo la vita del personaggio per poi saltare al capitolo di uno dei personaggi che interagiscono con il protagonista del capitolo che stiamo leggendo. Una lettura "modulare", come si faceva con i librigame, saltando di volta in volta al capitolo corrispondente a ogni bivio che si trovava all'interno del testo.

Le Case del malcontento non è un librogame, ma un romanzo nell'accezione più pura del termine, proprio grazie all'ironica descrizione della psicologia dei personaggi e di un vivido microcosmo provinciale che sembrano usciti da una pagina di Bianciardi o meglio ancora da una della Spartizione di Pietro Chiara.