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Sacha Naspini – Le case del malcontento

Autore: Federica Politi
Testata: Contorni di noir
Data: 25 maggio 2018
URL: http://contornidinoir.it/2018/05/sacha-naspini-le-case-del-malcontento/

A voi, per esempio, quante volte capita, durante una lettura di sgranare gli occhi, lasciare le labbra schiudersi, abbandonarsi ad un sospiro, sentire i brividi sulla pelle, lungo la schiena, il cuore palpitare e poi strapparsi, trattenere il fiato o lasciarsi andare allo sgomento, riconoscere un sentimento e lasciarsi sorprendere da un altro? Dico, quante volte vi capita? In una sola lettura? A me, raramente. Con questo libro mi è successo.

“Le Case del Malcontento” di Sacha Naspini, pubblicato dalle edizioni E/O, è il libro che ho finito di leggere da qualche giorno. Uno di quei romanzi da cui non è facile staccarsi. E’ un libro che non ti aspetti. Che ti accoglie con una copertina dai colori pastello e dal tratto infantile, per poi imprigionarti dentro e colpirti forte. Per le suggestioni, per gli scossoni che provoca, per le voci che continuano a riecheggiare nel silenzio di questo piccolo borgo scolpito nella roccia della Maremma toscana.

“Se Le Case ti insegna qualcosa è che per stare bene ti devi accontentare di poco. Le Case ti massacra in fasce, e a quindici anni ti vedi lì, sempre nei tuoi panni che già senti un po’ stretti. Se non hai il modo o il coraggio di lasciarti questa rocca alle spalle, ti ritrovi a guardare i muraglioni del paese vecchio da una prospettiva diversa: prima erano le porte da oltrepassare per andare nel mondo. Ora ti imprigionano, e invece di farti luccicare gli occhi ecco che ti troncano il fiato. Allora cominci ad abbassare la testa.”

“Le Case del Malcontento” è un romanzo che fugge da ogni genere. Il pretesto per dare sfogo alla storia è il ritorno al paese di un ragazzo, Samuele. Gli abitanti ne sono sconvolti perché, in passato, c’è il sospetto che abbia commesso qualcosa di orribile che non ci viene detto ma solo accennato. Mentre siamo intenti a capire cosa abbia fatto, capitolo dopo capitolo, si svelano ai nostri occhi le esistenze degli abitanti mostrando realtà invisibili gli uni agli altri. E incontriamo l’amore. La rabbia. Il dolore. Il sesso. La vergogna. L’abbandono. La tenerezza. La crudeltà. L’invidia. La famiglia come luogo di crescita e di distruzione. Il gioco degli scacchi come perdita, come vincita, come rivincita. C’è l’illusione. La delusione. La rassegnazione.

L’unica indagine possibile è quella dell’animo umano, in molteplici delle sue facce e sfumature. E’ di vita che si parla. Dei lati in luce e in ombra. Di quello che sembra e che invece è. Di quello che ci trascina o ci trattiene.

Sacha Naspini, con un linguaggio semplice, ma curato che attinge a sfumature dialettali, ha saputo creare un romanzo corale dove tutto si incastra alla perfezione. Ogni capitolo è narrato da uno degli abitanti il quale racconta la sua verità, che spesso finisce per essere ribaltata dal punto di vista di qualcun altro.

I personaggi sono ordinari e straordinari. Ben caratterizzati. In poche pagine, l’autore riesce a creare un quadro compiuto e dettagliato per ognuno di loro, protagonisti di storie così interessanti e verosimili che potrebbe nascere un romanzo da ciascuno. E, mentre leggi, sei portata ad andare oltre le parole e ad immaginare le giornate, la quotidianità, di questi abitanti che racchiudono in loro il bene e il male dell’animo umano. Ma, poi, la storia finisce. Volti l’ultima pagina e chiudi il libro. Ma qualcosa resta. Qualcuno. Io. Io, resto ancora un po’ qui. Ad indugiare sui loro volti. Uno dopo l’altro. Uno sguardo alla montagna. Uno al cielo. E poi voltarsi, trattenendo uno scorcio dentro, verso una nuova storia.