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Il superstite di Massimiliano Governi

Testata: Giuseppe Previti
Data: 19 giugno 2018
URL: http://www.giuseppepreviti.it/2018/06/08/il-superstite-di-massimiliano-governi-e-o/

Due uomini slavi, zingari entrano in una casa per compiere una rapina sterminando una famiglia, padre, madre, due figli. Siamo forse in Nord-Italia, ma questa storia ricorda un altro massacro che era stato compiuto negli Stati uniti ai danni della famiglia Clutter, ed era stato raccontato da Truman Capote.

Alla strage nella villetta era scampato il terzo figlio che viveva altrove e che scoprirà la carneficina solo la mattina dopo. Per lui sarà un forte trauma, anche se poi con moglie e figlioletta finirà per trasferirsi nella casa del massacro, continuando a fare il mestiere di famiglia, ossia l’allevatore di polli.

Uno dei due assassini si suiciderà, l’altro catturato è processato in Serbia. L’uomo sopravvissuto, che sembra una vita da “assente”, tanto che poi in seguito moglie e figlia lo lasceranno solo trasferendosi negli Stati Uniti, decide di andare al processo, facendosi accompagnare da un giornalista che lui aveva apprezzato ai tempi dell’eccidio perché aveva scritto in maniera non morbosa. L’uomo continuerà a vivere la sua vita secondo riti quasi meccanici, ma senza trasporto, senza partecipazione, con il pensiero fisso dell’assassino che andrà addirittura a trovare in carcere in un incontro fatto di… silenzi. Farà un viaggio in America per ritrovare moglie e figlia, ma anche qui nessun sollievo e presto tornerà in Italia. Lo raggiungerà la notizia della morte dello Slavo.

In un piccolo paese viene sterminata una famiglia di quattro persone da due rapinatori, unico superstite il terzo figlio che, sposato, viveva nella casa accanto. La stampa, che si era precipitata in massa sul luogo del delitto, data la particolare efferatezza, aveva rievocato un vecchio caso avvenuto trentun anni prima nel Kansas, una famiglia di agricoltori massacrata, con l’eccidio descritto da quello che sarà il grande Truman Capote in A sangue freddo. Uno dei due assassini, erano dei nomadi slavi, si suicida, l’altro viene catturato e processato in Serbia. Il Superstite si recherà al processo facendosi accompagnare da un giornalista che lui ritiene una persona onesta e compita, ma resterà ancora più turbato, l’imputato se la cava con 15 anni.

La moglie del Superstite lascia l’Italia con la figlia, lui non decide mai, alla fine resterà solo, in preda a una incapacità di staccarsi da questa ossessione. Intanto il processo viene rifatto, l’uomo è condannato a morte, ma la pena verrà commutata nell’ergastolo. Il Nostro tornerà due volte in Serbia, una per parlare con il condannato, l’altra per accertarsi che sia morto veramente.Trova la tomba con un fiore giallo, ma qualcosa non lo convince pensa sempre che sia vivo, quella tomba gli sembra un nascondiglio e il suo tormento continua. Andrà anche in America per ritrovare moglie e figlia, ma nemmeno questo funziona.

Uno dei significati di Il Superstite di Massimiliano Governi è che per spezzare una vita non è necessaria la morte fisica, se il terzo figlio si fosse trovato quella notte famosa con i suoi avrebbe fatto la loro stessa fine e tutto sarebbe finito lì. Lui è sopravvissuto, ma la sua vita è finita. L’ossessione di questo uomo che gli ha distrutto materialmente la famiglia ma ha anche distrutto la vita e la sua di famiglia (moglie e figlia lo lasceranno solo)è più forte del desiderio di continuare una vita normale, al di qua di quelle che sono le incombenze lavorative e giornaliere. Non più affetti, solo un pensiero fisso che paralizza la sua facoltà di vivere una vita di sentimenti.

Forse solo il giornalista lo aveva capito, aveva scritto che aveva visto una persona fiduciosa e melanconica. E che non si sarebbe meravigliato se questa malinconia lo avrebbe salvato dal crollo della sua esistenza.

Il libro è scritto con capitoli brevi, il Superstite si racconta in prima persona, la scrittura di Governi è rapida, essenziale, quasi da cronista che ci narra una serie di eventi, sensazioni, pensieri, espressi come una “diretta” che va a raccontare quanto accade. Una serie di fatti ora reali, ora immaginati, ora pensati, sempre intrisi di un senso di malessere, di paura, di attesa, Ecco diremmo che di quest’uomo, di lui ignoriamo anche il nome, la caratteristica maggiore, oltre quella malinconia struggente che lo pervade, è la sensazione che viva come se fosse sempre in uno stato di “attesa”, che ne annulla ogni volontà di rifarsi una vita, un uomo ferito, morto non fisicamente, ma nell’anima. Una favola nera che pur lasciata volutamente nel vago è di una realtà disarmante, tutta la storia nella sua fredda ferocia è volutamente precisa nei dettagli quanto indeterminata nei luoghi, Italia, Serbia, Stati Uniti chiaramente ci sono, ma tutto potrebbe essere accaduto altrove… “Tutto può sembrare vero o falso allo stesso tempo”.

Il superstite è un brutto sogno che non finisce mai, ma alla fine, se c’è una fine, ci sarà qualche speranza per questo uomo?