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Recensione: “Le case del malcontento”, di Sacha Naspini

Autore: Federica D'Ascani
Testata: Babette Brown
Data: 3 gennaio 2019
URL: https://babettebrown.it/recensione-le-case-del-malcontento-di-sacha-naspini/

La scrittura di Naspini è sempre, sempre particolare, e non puoi leggere i suoi romanzi come se non avessi niente da fare: ci devi stare dentro, lo devi seguire. Ci vuole attenzione e, in questo caso, un po’ di pazienza. Perché la trama si sviluppa pian piano, svelando personaggi che si intersecano con il frusciare delle pagine e che non sono quasi mai buoni. Umani, questo sì, e alcune volte fin troppo sinceri.

D’altronde, ognuno nella propria testa è un individuo a tutto tondo, che si censura, ma poi mica tanto. E Sacha Naspini ha questa capacità di farti vedere il vero “io” delle persone, quello che preferisci non considerare. Perché fa brutto, perché certe volte è meglio un sorriso che il ghigno che quei denti bianchi nascondono.

La realtà de “Le Case” è la stessa che trovi ovunque. Forse meno nelle metropoli, ma di sicuro nei paesi. Mi sono tornati in mente i miei nonni e i loro parenti, quei cenoni di Natale in cui si rideva e si scherzava fino alle sei del mattino, ma che poi sfociavano in pettegolezzi lunghi un anno, giusto in tempo per la veglia successiva. E i personaggi di Naspini sono così, come il romanzo, come la vita che qui è intessuta e che cresce come gramigna.

Insomma, qua il malcontento c’è, è vero, ma per niente “scritto”. Pulsa, emerge, fa riflettere. E anche un po’ deprimere, a pensarci da vecchi coi ricordi di ragazzo.

Da leggere, ma con cautela. Della serie: una pillola al giorno, per non fare danno. Se ci riesci e non vai in overdose!