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Le Case del malcontento: la lingua toscana universale di Sacha Naspini

Autore: Cristina Trinci
Testata: Biblioteca Montelupo Fiorentino
Data: 10 maggio 2019
URL: https://bibliotecamontelupo.wordpress.com/2019/05/10/le-case-del-malcontento-la-lingua-toscana-universale-di-sacha-naspini/

“Le Case del malcontento” è un romanzo che riesce a raccontare senza edulcoranti l’essenza dei piccoli borghi toscani, quelli troppe volte dipinti come gruppi di case in antichi mattoncini, immersi in colline punteggiate di cipressi slanciati e uniformi. Un romanzo corale, dove ogni personaggio acquista forza e rotondità pagina dopo pagina, fino a sembrare vivo, alla fine del romanzo, come un amico o un intimo conoscente. Molti dei personaggi sono seguiti dallo scrittore dall’infanzia alla morte, in una Spoon River toscana che, allo stesso modo del capolavoro di Edgar Lee Masters, riesce a portare alla luce gli aspetti più torbidi della natura umana, indagandone gli animi turbolenti, ma salvando al tempo stesso i sentimenti nobili che, di tanto in tanto, albergano nei cuori degli uomini.

Non è soltanto un mosaico posticcio di persone inventate: si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione, dove il quadro finale mostra a tutti la propria trama completa, dotata di inizio e di fine, con uno sviluppo lungo e disteso in mezzo, “frugando dentro alle nostre miserie”, tanto per citare un conterraneo che tanto ama i piccoli borghi e l’esistenza contadina dell’Appennino: il buon maestro Francesco Guccini.

Personaggi che si narrano tutti in prima persona e aggiungono di volta in volta un tassello in più alla storia complessiva de “Le Case”, il borgo che rappresenta la Maremma, ma anche, per estensione, il provincialismo dei piccoli borghi che ci sono in tutta la Toscana.

La nostra regione è rappresentata non solo dallo sguardo di Sacha Naspini, autore che conosce bene questi luoghi dato che vi è nato e cresciuto, ma soprattutto dalla lingua da lui usata. Ha fatto un’operazione raffinata, scegliendo con cura un italiano, che tutti riconoscono tale, ma che immediatamente viene associato alla nostra regione. Non ad una zona precisa, con tutti i particolarismi che le lingue dialettali hanno e che le caratterizzano a distanza di pochi chilometri. No, Naspini è riuscito a trovare un “accordo” fra tutti gli idiomi dialettali toscani, arrivando così a creare la “lingua toscana universale”. Un’operazione di grande sapienza letteraria e culturale.

Si può dire ben poco della trama senza svelare particolari importanti, che priverebbero il lettore del piacere di assaporare con gusto e con la dovuta incoscienza questa epopea del vivere toscano degli ultimi settant’anni. Si può solo aggiungere che il borgo stesso sembra avere un proprio respiro, delle intenzioni, un modo tutto suo di manovrare il destino degli abitanti. Un personaggio, insomma, come gli altri dotati di nome e cognome. E, infine, non bisogna dimenticare lo sguardo surreale verso una dimensione onirica, dove non si distingue più il falso dal vero, ma tutto acquista una nebulosa incertezza, sensazioni reali e immaginarie si pongono sullo stesso livello, avvicinando questo romanzo alla migliore letteratura di tradizione sudamericana.

Il successo del romanzo, e la sua immediata riconoscibilità come opera che segna il passo nella storia della letteratura contemporanea, lo ha portato già ad azzardare, per il prossimo futuro, una trasposizione per la televisione e un concept album dove i personaggi de “Le Case” diventano canzoni. Il video che segue è un assaggio di questo progetto: girato a Roccatederighi, che lo stesso autore dichiara essere nella realtà il borgo de “Le Case”.

Un plauso va anche all’editore, che poteva adagiarsi sul successo di Elena Ferrante, e invece ha dimostrato ancora una volta l’attenzione alla ricerca degli autori migliori nella nostra penisola.